Silenzio, parla Cerroni, il monopolista della “monnezza”

Manlio Cerroni

E’ un’intervista-fiume, quella rilasciata da Manlio Cerroni al quotidiano “Il Tempo”. Dichiarazioni a tutto campo, forse per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, o più probabilmente dei messaggi cifrati indirizzati a chi, tra politici ed amministratori locali, ha voltato le spalle nel momento del bisogno all’imprenditore che da più di 40 anni fa il bello ed il cattivo tempo su ciò che riguarda lo smaltimento dei rifiuti a Roma.
Di certa c’è l’uscita di un libro, una sorta di memorie dello stesso Cerroni, in cui si ricostruiscono le vicende  di decenni di intrecci, regalie, dissidi ed accordi sottobanco che il monopolista della “monnezza” ha avuto con il mondo della politica e dell’imprenditoria romana. E nessuno sembra esserne escluso, dalla sinistra capitolina, con Rutelli reputato l’interlocutore preferenziale per Cerroni, a Caltagirone, che dopo un periodo di collaborazione e progetti comuni, gli si è ritorto contro portando avanti una campagna diffamatoria dalle pagine del quotidiano romano da lui controllato, “Il Messaggero”.
Tutto parte dalla metà degli anni ’70, quando si cerca un’alternativa alla discarica di Rocca Cencia, oramai satura. La scelta, caldeggiata dalla stesso Cerroni, cade su Malagrotta. Da li comincia una saga quarantennale che ha avuto termine pochi mesi fa, con la chiusura del sito. Decenni di ritardi sull’organizzazione della raccolta differenziata, di infinite diatribe per l’individuazione di un nuovo sito dove conferire i rifiuti e trattarli. E qui si ergono, come personaggi negativi della storia, L’ex Governatrice del Lazio ed il Prefetto di Roma Pecoraro, autori del “pasticciaccio”, a tratti surreale, del balletto di nomi riguardanti i siti dove sarebbe dovuta sorgere la nuova discarica, a loro dire provvisoria.
Nell’intervista Cerroni si spoglia della veste di avido accumulatore, insensibile ad ogni tematica ambientalista, e si propone come il risolutore della bega dei rifiuti, quasi un benefattore. A suo dire bisognerebbe erigere una statua con le sue fattezze. E cerca di passare anche per vittima quando dichiara di essere stato strangolato dai “poteri forti”, alcuni di provenienza massonica, desiderosi di soffiargli il lucroso business dei rifiuti.
La vicenda del suo arresto è storia recente, e sembra non gli sia andata giù. Il leone 88enne è più vivo che mai, pronto a difendersi con le unghie e con i denti, e fa intendere di avere nel cassetto nomi e rivelazioni tali da far tremare i palazzi del potere romani.

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