Medjugorje, 34 anni tra fede e business

Medjugorje

La Santa Sede sembra vicina a esprimere un giudizio ufficiale sui presunti miracoli di Medjugorje.  A gennaio sono terminati i lavori della Commissione d’inchiesta voluta da Joseph Ratzinger. Papa Bergoglio e la Madonna “postina”.

Dopo 34 anni si sta sgretolando il mito del “santuario” di Medjugorje. Papa Francesco non lo ha detto esplicitamente ma, leggendo tra le righe le parole di una sua omelia, è chiara quale sia la sua posizione: il Pontefice, difatti, ha criticato «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana» e hanno «dimenticato che sono stati scelti, unti». Quelli che «hanno la garanzia dello Spirito e cercano: “Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?”. Per esempio, no? e vivono di questo». Il riferimento alle apparizioni di Medjugorje, verso le quali in Vaticano c’è un forte scetticismo, è palese. «Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama “Gesù” e niente di più».

Anche il suo predecessore, Joseph Raztinger (che, non a caso, era stato per molti anni a capo di Propaganda Fide) si dimostrò scettico: quando gli fu chiesto se aveva intenzione di riconoscere Medjugorje come Santuario rispose: «Come può un credente accettare come credibili le apparizioni che si presentano ogni giorno e per tanti anni?». Così, sotto il pontificato, Ratzinger diede il via libera alla creazione di una commissione internazionale di inchiesta che facesse luce sugli eventi di Medjugorje, dopo che già nel 1991 la Conferenza Episcopale jugoslava giunse a una conclusione affermando che «sulle base delle ricerche fin qui compiute, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali».

La vicenda di Medjugorje iniziò il 24 giugno del 1981, giorno in cui la Madonna sarebbe apparsa a sei bambini nella campagna del paesino della Bosnia-Erzegovina. Nel 1986 la Conferenza Episcopale della Jugoslavia vietò i pellegrinaggi a Medjugorje, divieto poi vanificato per l’impossibilità di fermare i milioni di fedeli che ogni giorno si recavano nella parrocchia jugoslava. Da allora il luogo è diventato il centro del turismo religioso per milioni di fedeli ogni anno. Nel 2011 è riuscita a scalzare il primato di Lourdes come meta di pellegrinaggio, e nel solo luglio del 2013 ha celebrato 143.400 comunioni, un record che né Lourdes né Fatima sono mai riusciti a raggiungere.

La ragione del successo di Medjugorie risiede nell’insolita regolarità delle “manifestazioni”: piccoli o grandi segni divini (il sole che danza nel cielo, statue che piangono o si illuminano) vengono registrati quotidianamente, molti ad orari prestabiliti e da oltre trent’anni. I messaggi riferiti (banali, sgrammaticati, e teologicamente sconclusionati) vengono “recapitati” ad un orario preciso, ogni giorno, da 34 anni. Un aspetto non da poco se si considera che le grandi apparizioni ottocentesche di La Salette e di Lourdes, e quelle novecentesche di Fatima (ufficialmente riconosciute dalla Chiesa) si sono concluse nel giro di qualche settimana o, al massimo, qualche mese.

In questo caso, il Vaticano ha sempre faticato a prendere una posizione netta e definitiva, probabilmente perché, nonostante la diffidenza, è innegabile che Medjugorje abbia comunque, a suo modo, rinvigorito (e moltiplicato) le fila dei cattolici grazie alle conversioni e bollare apertamente come “truffa” quel che accade da oltre trent’anni in quella città sarebbe comunque un duro colpo per la comunità cattolica.

Eppure nel 1996 Tarcisio Bertone, attuale segretario di Stato vaticano, ma allora segretario della Congregazione per la dottrina della Fede, in una lettera rivolta a Woityla, concluse che «i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati né a livello parrocchiale, né diocesano». Contro i frati francescani che avevano aiutato materialmente e spiritualmente i sei veggenti, furono presi seri provvedimenti: padre Tomislav Vaslic, accusato di «diffusione di dubbia dottrina, manipolazione delle coscienze, misticismo sospetto, disobbedienza nei confronti di ordini legittimi emessi, e sospetto di eresia e di scisma» è stato sospeso nel 2008 (e minacciato di scomunica, anche perché, tra le altre cose, mise incinta una suora) mentre padre Jozo Zovko è stato espulso dall’ordine nel 2004.

Ad alimentare la diffidenza nei confronti della vicenda c’è anche il fatto che i sei bambini, nel frattempo diventati adulti, vivono nel lusso grazie alla loro fama e all’opera di pellegrinaggio che loro stessi organizzano. Nessuno di loro ha abbracciato la vita consacrata. Non era obbligatorio, ovvio, ma sicuramente è insolito. Uno di loro, Ivan Dragicevic, ha sposato nel 1994 un’americana (ex Miss Massachusetts) e si è traferito a Boston. Insieme alla moglie ha aperto un’agenzia di viaggi molto esclusiva: tra le varie offerte, infatti, c’è il pacchetto “Esperienza di preghiera con Ivan Dragicevic e famiglia” dove si vende, per qualche migliaio di dollari, un pellegrinaggio a Medjugorje proprio nella casa bosniaca del veggente. Un conflitto di interessi mica da poco. Ma anche gli altri hanno creato un business redditizio intorno alle esperienze mistiche (ognuno di loro, o un loro parente, possiede almeno un albergo a Medjugorje). Si stima che dal 1981 al 2013, l’ammontare totale delle spese turistiche prodotte a Medjugorje si aggiri intorno ai 2,85 miliardi di euro (dei quali 290 milioni sarebbero stati convogliati nelle casse della Chiesa Cattolica, donazioni escluse). Inoltre, stimando in circa 23 milioni i pellegrini arrivati nel paesino dell’Erzegovina negli anni presi in considerazione, le spese di viaggio ammontano a quasi 8,5 miliardi di euro, per un giro d’affari mondiale di circa 11 miliardi di euro.

Tra i “vip” che si dicono “devotissimi” della Gospa ci sono Paolo Brosio (che si destreggia abilmente tra la spiritualità e il marketing), Roberto Mancini (che disse di aver vinto la Premier con il Manchester City «con l’aiuto della Madonna»), Ennio Doris (che si fece fotografare con una delle veggenti) e Umberto Tozzi (che dopo un pellegrinaggio, disse di essersi riavvicinato alla fede).

A breve, la Santa Sede dovrà esprimersi a riguardo e prendere (finalmente) una posizione. La commissione guidata dal Cardinal Ruini ha valutato la documentazione, ascoltato i veggenti e i testimoni. «Dal 2010 abbiamo fatto sedici o diciassette riunioni, se non ricordo male, lavorando sempre più intensamente e più a lungo nell’ultimo periodo» ha spiegato. «Un’indagine molto accurata, direi, un’inchiesta completa: abbiamo potuto guardare tutto, mandato persone che esaminassero le cose in concreto sul territorio».  Il cardinale Ruini parla di una «proposta articolata» il che lascia il dubbio che, anche questa volta, si deciderà di non decidere: la situazione è complessa soprattutto perché il fenomeno sarebbe ancora in corso.

L’ultima parola spetterà a Bergoglio e, considerate le “sorprese” alle quali ci ha abituato sin dai primi giorni del suo pontificato, forse si può sperare in una presa di posizione definitiva. Per amor di verità.

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