Epitaffio della Resistenza, tema ignorato alla maturità

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Cara Resistenza, di te mi interessa poco o nulla. In questo modo i maturandi hanno accolto il tema storico sui 70 anni della Liberazione: solo il 2,5% di loro lo ha scelto.

Banale, scontatissima: la traccia da sviluppare attorno a una ricorrenza come la Liberazione era prevista da tutti. E invece, cos’è successo? È successo che gli studenti hanno deciso di affrontare il superamento della prova di italiano parlando di altro, magari qualcosa di più imprevisto e meno preparato (certo però che anche il tema sul dramma del Mediterraneo e delle rotte dei migranti, scelto dal 9%, non era poi così difficile da aspettarsi).

Anzitutto la comunicazione e i social network: il 50,7% degli studenti italiani ha affrontato la traccia sui cambiamenti radicali nel mondo della comunicazione, il web e la tecnologia. Secondo la rilevazione del Miur, in alcuni istituti professionali questo tema è stato scelto addirittura il 61,9% dei maturandi. A seguire, sono stati preferiti “la Letteratura come esperienza di vita” (14,4%) che invitava ad analizzare un passo dell’Inferno di Dante Alighieri e le immagini degli artisti Hopper, Matisse e Van Gogh. Tra le tracce era presente una frase di Malala Yousafzai, la ragazza pakistana vincitrice del Premio Nobel per la Pace che si batte per il diritto all’istruzione.

Fanalino di coda, appunto, per la Resistenza col 2,5% di studenti che ha voluto sviluppare il testo di un ufficiale dell’esercito regio, Dardano Fenulli, unitosi partigiani dopo l’armistizio dell’8 settembre e tra le vittime delle Fosse Ardeatine. Un triplice fischio finale ha staccato i fili che hanno tenuto in vita per settant’anni un falso mito, quello della guerra civile tra italiani. A nulla sono serviti 70 anni di finanziamenti pubblici all’ANPI che difatti, con la morte di quasi tutti i partigiani testimoni diretti, è diventata quasi esclusivamente una sorta di copertura di estremisti di sinistra appartenenti spesso ai centri sociali.

Non sono pochi gli studiosi che sottolineano come a livello storico la Resistenza sia stata un fenomeno marginale, sia per numero di combattenti che a livello culturale: “nel 1931 Mussolini obbligò i professori universitari a giurare fedeltà al fascismo. Ancora oggi i nostri manuali scolastici – sottolinea lo storico Gianni Oliva – ricordano i 12 docenti che hanno avuto il coraggio di dire no, esempi nobili di coerenza civica e moralità. Bisognerebbe però ricordare che i professori universitari in quell’anno erano 1848. Cos’hanno fatto gli altri 1836?”.

Ora ci attendiamo che il segnale venga recepito dal mondo della scuola e della cultura italiana in generale. I liceali vogliono studiare e parlare di altro: la scoperta della tragedia delle Foibe avvenuta solo negli anni recenti ne è un esempio.

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