Marino: la destra nelle fogne? E lui in una buca

ignazio marino

In crisi di identità e di consensi, Ignazio Marino prova a fare colpo su qualche sessantottino lanciando slogan da anni di piombo: “la destra torni nelle fogne”.

Qualcuno fermi il sindaco di Roma, le sue bugie, i suoi deliri. Qualcuno dica al chirurgo venuto da Genova che a causa di quello slogan sono stati ammazzati tanti, troppi ragazzi di destra. Erano gli anni in cui uccidere un fascista non “era reato”; erano i tempi che qualcuno alla corte di Marino si augura possano tornare. Non è un caso che mentre Marino attaccava tutti, anche il Pd che faceva affari con Alemanno, ad applaudirlo c’erano gli esponenti di Sel, ultimi reduci di un anacronistico antifascismo militante che le provano tutte per tirarsi fuori da Mafia Capitale.

La radicalizzazione dello scontro lanciato da Marino ieri durante la Festa de l’Unità è stata per fortuna raccolta da poche decine di persone. Il problema rimane: un sindaco non può augurare agli appartenenti di una parte politica di finire nelle fogne, paragonandoli ai topi. Troppo scontato chiedersi cosa sarebbe successo se un insulto simile fosse stato pronunciato da un sindaco di destra verso gli avversari politici: dai consiglieri municipali al Presidente della Repubblica (a proposito, proprio ieri Marino è andato a casa di Napolitano per incassare la sua solidarietà), tutti uniti nel chiedere le dimissioni e la gogna pubblica per il fascista che non ha rispettato i principi basilari del vivere civile. E invece, con Marino, niente di tutto questo: a malapena si è levato qualche mugugno, nulla più, per quel “la destra torni nelle fogne”. Legge del contrappasso: al termine del comizio, circondato da militanti e giornalisti, il sindaco è stato risucchiato in una buca, una delle migliaia che non è riuscito a riparare.

Che belli i tempi lontani, quando ci si scandalizzava per l’allora premier Berlusconi che dava del kapò a Schultz all’interno del Parlamento europeo a Strasburgo: tutti a scaldarsi, pronti a condannare. Stavolta, per una dichiarazione che incita alla violenza, silenzio.

Pensavamo di averle viste tutte, ad esempio la foto che ritrae Marino in compagnia di Luigi Nieri e Salvatore Buzzi, vicesindaco (toh, anche lui di Sel) il primo e zar delle cooperative rosse protagoniste di Mafia Capitale il secondo.

Pensavamo di averle sentite tutte: Marino che assicurava di non conoscere Salvatore Buzzi, il protagonista di Mafia Capitale; Marino che appena eletto sindaco annunciava di devolvere il primo stipendio da sindaco alla coop 29 giugno, di Salvatore Buzzi.

E invece Marino ancora una volta ci ha stupiti: negativamente. Ormai scaricato dalla sinistra al governo nazionale, Marino si aggrappa agli slogan antifascisti. Pugni chiusi: sipario.

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