Storie (tre) di ordinaria ingiustizia

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Tre storie di ordinaria ingiustizia: un condannato per complessivi 44 anni di carcere che è libero come un fringuello; un frate accusato di violenze ad una suora e completamente scagionato dopo 10 anni di linciaggi mediatici; un manager che continua ad essere l’unico colpevole per lo scandalo delle baby squillo.

Prima storia Omicidi, distruzione e occultamento di cadavere e rapina non sono bastati per tenere in carcere Massimo Remorini, un signore di 58 anni Viareggio (considerato socialmente pericolosissimo) condannato a 30 anni in primo grado per l’omicidio di due donne, Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro e ad altri 10 per reati finanziari e per rapina. I giudici però lo hanno liberato, in attesa dell’Appello. Un’assurdità vera, soprattutto se si pensa a tutti quei detenuti che stanno scontando anni di carcere preventivo e magari poi vengono anche scagionati da ogni tipo di accusa. Ma d’altronde la giustizia in Italia prevede anche questo e funziona (si fa per dire) così.

Seconda storia La corte di Cassazione ha appena assolto dall’accusa di violenza sessuale Padre Fedele Bisceglia (considerato anche leader degli ultrà del Cosenza), che si era beccato in primo e secondo grado 9 anni di carcere nel 2006 perché i pm si erano convinti che avesse stuprato una suora. Ma Padre Fedele in quella storia non c’entrava nulla, ha cercato di dimostrarlo insieme ai suoi avvocati sin da subito, ma non c’è stato verso. “Colpevole!”. E quando decidono che devi esserlo poi diventa dura cambiare il destino. Anche in Appello infatti lo avevano condannato. Ci sono voluti 9 anni, appunto, per fare uscire la verità. “Sono ubriaco di gioia”, ha dichiarato Padre Fedele. “Ho perdonato la suora che mi ha accusato e tutti coloro che l’hanno istigata. Adesso voglio tornare in missione, ho subito una vera ingiustizia”.

Terza storia Inutile girarci intorno. Il nome “Mussolini” pesa come un macigno anche a distanza di 70 anni dalla sua morte. E se Mauro Floriani non fosse il marito della nipote del Duce, Alessandra Mussolini, sicuramente il suo nome non sarebbe stato sbattuto sulle prime pagine dei giornali e fatto vedere il suo volto in tutti i Tg nazionali. Sia chiaro, la storia delle baby squillo è una storia agghiacciante, squallida, deplorevole. Ma così come fanno apparire la situazione, Floriani sembra l’unico colpevole. “Il marito della Mussolini sapeva che erano minorenni. Oltre a lui altri 22 rischiano di andare a giudizio”, titola il Messaggero questa mattina. E ieri sul TG1 sono stai mandati in onda servizi su di lui e sulla Mussolini. Si, ok. Ma chi sono questi 22? Perché il nome “Mauro Floriani” compare e gli altri no? Mistero. E perché, tra le righe del pezzo, c’è scritto soltanto “undici clienti hanno già pattegiato” senza che compaia la minima traccia della loro identità? Altro mistero….

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Un Commento

  1. Dike said:

    A cosa serve il primo grado di giudizio se si rimane con la presunzione d’innocenza ed a piede libero? Le sentenze contrastanti tra i vari gradi di giudizio,con commenti amplificati dalla discrezionale divulgazione mediatica, determinano disorientamento nella opinione pubblica.

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