Condizioni inumane a Rebibbia e Regina Coeli, detenuto risarcito

Otto euro per ogni giorno trascorso tra Regina Coeli e Rebibbia, in un contesto considerato inumano e degradante. Il risarcimento è stato stabilito dal giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Roma per un ex detenuto cinquantenne che si era appellato all’articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.

L’uomo è ricorso contro il Ministero della Giustizia per l’inadeguatezza delle celle in cui ha scontato quattro anni di detenzione per spaccio e reati contro il patrimonio. Il giudice Antonella dell’Orfano gli ha riconosciuto un compenso complessivo di 11.000 euro a fronte dei 1378 giorni trascorsi in carcere.

L’uomo racconta che la sua cella di Regina Coeli (nella quale è stato rinchiuso dal 2009 al 2010) “ospitava”, oltre a lui, altre tre persone. Ogni detenuto aveva a disposizione uno spazio inferiore a tre metri quadrati (che spetterebbero di diritto), in condizioni igieniche inaccettabili e scarsissima illuminazione. Nella cella non era possibile mantenere un minimo di privacy neanche nello spazio riservato al bagno. Inoltre ai detenuti non era consentito usufruire quotidianamente delle docce.

La situazione non era certo migliore nella cella del penitenziario di Rebibbia, che ha ospitato l’uomo dal2010 al 2014. Ognuno dei sei detenuti aveva a disposizione 3,14 metri quadrati (spazio che comunque al netto dell’ingombro del mobilio non rientrava nella normativa europea). Il disagio era aggravato dal fatto che i detenuti usufruivano solo di sei delle otto ore giornaliere da trascorrere fuori dalla propria cella.

“E’ un provvedimento rilevante – dichiara Giuseppe Caparrucci, avvocato dell’uomo- stabilisce una volta per tutte la possibilità per il detenuto che ha patito un trattamento disumano di rivolgersi direttamente al giudice civile per chiedere un risarcimento , cosi come stabilito dalla Corte dei Diritti dell’Uomo”

E’ doveroso che chi ha sbagliato paghi e sconti la propria pena fino in fondo, ma è allo stesso modo doveroso da parte di uno stato civile non ledere la dignità umana dei cittadini. Sebbene otto euro al giorno siano un risarcimento irrisorio per chi ha trascorso quattro anni di reclusione.

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