Droga addio: gli usi intelligenti della canapa che non ti aspetti

Associare la canapa al ragazzino (un po’ sfigato) che si fa la canna per sentirsi alternativo, è un errore molto comune: a fornire la lista dei numerosi impieghi della pianta ci ha pensato l’Università Agraria di Campagnano in collaborazione con l’organizzazione Lucanapa.

La canapa, infatti, prima ancora di essere utilizzata per ricavare marijuana e hashish, è anzitutto un bioaccumulatore, ovvero una pianta in grado di immagazzinare al suo interno metalli pesanti presenti nel terreno senza compromettere il suo accrescimento. Questa caratteristica la rende impiegabile nel campo della fitodepurazione.

Nel 1932 Henry Ford, il padre della casa automobilistica americana, ci aveva visto lungo: «Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di intere ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?».

Nel corso della conferenza organizzata dall’Università Agraria di Campagnano – molto partecipata sia da studenti che da una serie di realtà professionali locali – sono state illustrate differenti ricerche internazionali da cui si evince come la pianta sia in grado di accumulare nichel, piombo, cadmio nelle foglie ma non nella fibra. Inoltre è stato dimostrato come vi sia un incremento di biomassa di Cannabis Sativa L., cresciuta in fanghi di depurazione non industriali, portando ad un decremento della concentrazione di 30 volte per lo zinco, 35 volte per il rame, 10 volte per il nikel, di 6 volte per il piombo, 12 volte per il cromo, 3 volte per il cadmio rispetto alla concentrazione iniziale.

L’impiego della canapa risulta ecosostenibile dal momento che contribuisce in modo sostanziale alla fissazione del carbonio e quindi all’abbattimento di CO2 presente in atmosfera essendo caratterizzata da un rapido accrescimento. Molti studi basati sull’analisi LCA, ovvero la valutazione del ciclo di vita di materiali – nella fattispecie derivanti dalla canapa – dimostrano che tutti i materiali presi in considerazione hanno un apporto negativo di anidride carbonica in atmosfera e che quindi, sostanzialmente, la canapa contribuisce all’abbassamento di gas serra in atmosfera. La pianta mostra un elevato potenziale nell’accumulo di rame, che viene trasferito efficientemente dalle radici al germoglio, tale metallo non è stato rilevato nella fibra (che risulta dunque commercializzabile).

Ha mostrato, inoltre, in condizioni simili a quelle del disastro nucleare di Chernobyl, un elevato fattore di trasferimento di radiocesio nei semi. Dall’Ucraina alle Hawaii: uno studio condotto nelle isole ha rivelato come la canapa sia in grado di abbassare la concentrazione di inquinanti organici (crisene e benzo-a- pirene, idrocarburi presenti in molti siti industriali) e, se coltivata in loro presenza, vi è un notevole incremento di biomassa.

Addio distruzione di intere piantagioni per scongiurare il traffico di sostanze stupefacenti (che comunque riesce a prosperare lo stesso): la canapa industriale è un candidato ideale se si vuole combinare una coltura da profitto con la bonifica di terreni contaminati da metalli pesanti perché essa accumula elevate concentrazioni di tali metalli soprattutto nelle foglie mentre mostra livelli relativamente bassi degli stessi nella fibra; che può essere utilizzata per la produzione di materiali compositi. L’intera pianta, invece, consente il suo utilizzo per la produzione di energia in centrali termiche.

Dall’impiego farmacologico a quello tessile, la canapa viene utilizzata per realizzare tessuti molto resistenti o per produrre carta.

Ma gli studi non sono finiti: “Insieme all’Università degli Studi della Basilicata – hanno fatto sapere dall’Università Agraria di Campagnano i responsabili di Lucanapa – si intende continuare a dare riscontro alla ricerca scientifica, vagliando la possibilità di utilizzare le parti della pianta non compromesse per la successiva produzione di materiali innovativi a basso impatto ambientale”.

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