Campania, Sicilia, Piemonte: è terremoto nelle regioni rosse

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Un terremoto politico e amministrativo si sta per abbattere, dopo la Capitale, su ben tre regioni governate dalla sinistra – Campania, Sicilia e Piemonte – rischiando di far cadere, per effetto domino, il premier Renzi e la sua combriccola.

Campania – Continua il braccio di ferro tra regione e governo nazionale: il neoeletto governatore del Pd, Vincenzo De Luca, ha presentato il ricorso per l’annullamento della sua sospensione dalla carica arrivato da Renzi attraverso un decreto. L’ex sindaco di Salerno era stato condannato in primo grado a un anno di reclusione per abuso di ufficio. La decisione di sospendere De Luca dall’incarico è stata la conseguenza dell’applicazione della legge Severino che blocca temporaneamente i condannati in primo grado.

Sicilia – Da Napoli a Palermo, ancora guai per il presidente di regione, questa volta Rosario Crocetta, espressione in Sicilia di una coalizione “arcobaleno” con sfumature rosse. A finire in manette è stato il suo medico – Matteo Tutino, primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia – che, secondo l’accusa, avrebbe falsificato molti interventi. Tra le operazioni di lifting sospette, con i soldi del servizio sanitario, è finita anche quella agli addominali cui voleva sottoporsi il presidente Crocetta. Lo scontro con i renziani è stato immediato: ieri, infatti, il consigliere regionale Fabrizio Ferrandelli – fedele al premier – ha deciso di presentare una mozione di sfiducia a Crocetta.

Piemonte – Stessa aria di crisi si respira anche in Piemonte. È passato un anno dall’elezione che ha nominato Sergio Chiamparino presidente della Regione, ma già si parla di tornare a nuove votazioni. Lo spettro delle firme false per presentare le liste, infatti, si sta facendo sempre più ingombrante. Se la regolarità delle firme e delle autentiche a sostegno delle liste Pd di Torino e Cuneo e del listino regionale che garantisce il premio di maggioranza e l’elezione del presidente dovesse risultare compromessa i piemontesi si dovranno recare nuovamente alle urne. Occhi puntati e sveglie impostate sulla data del 9 luglio quando si riunirà il Tar del Piemonte per la terza volta: il presidente Chiamparino potrebbe decidere per le dimissioni se non ci sarà un indirizzo chiaro da parte dei giudici amministrativi.

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