Gender: i pericoli di una cultura che qualcuno vuole nascondere

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Ma quest’ideologia Gender, alla fine, esiste o no? È una costruzione dei cattolici (ma non solo loro), bigotti e visionari, in cerca di un nemico da combattere, oppure rappresenta un reale pericolo per l’educazione dei figli?

Dopo il Family day di piazza San Giovanni qualcuno ha provato a smontare le tesi delle associazioni che hanno organizzato l’evento. “State tranquilli, guardate che il Gender non esiste” e poi via con servizi preparati dai media per ridicolizzare il timore infondato di chi vede in pericolo la formazione scolastica dei più piccoli. Qualche ripercussione, alla fine, quella manifestazione ce l’ha avuta: il governo nazionale, infatti, ha negato il parere favorevole in commissione al ddl Cirinnà. Forse per questo il vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli autrice dell’omonimo ddl, è arrivata a definire “violenta” la piazza del Family Day: “Non esiste questa ideologia – ha affermato riferendosi al Gender – io sto solo cercando di introdurre nelle scuole la libertà di scelta”.

Ma “libertà di scelta” di cosa? Di sapere o, peggio ancora, scegliere qual è il proprio sesso? Magari introducendo un “asilo dei bambini senza sesso” come è successo in Svezia. All’interno di Egalia, il nome della struttura per l’infanzia, i piccoli vengono apostrofati tutti con il pronome neutro «hen» – né maschile né femminile – usato nei circoli femministi. E che dire poi del documento redatto dall’Oms, “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa” in cui si proponevano corsi sessuali nelle scuole per bambini di 4 anni. Per carità, l’educazione sessuale è utile, ma forse è il caso di insegnare prima a leggere e a scrivere a questi poveri bambini.

A Roma, in un asilo nella zona della Bufalotta lo scorso novembre è stato distribuito “Piccola storia di una famiglia”. Nella favola si racconta che i bambini possono nascere da due mamme – con l’inevitabile intervento di una terza persona (ci si chiede come questo possa considerarsi “amore” o “rapporto di coppia”) – o addirittura da due padri, attraverso l’utero in affitto (poco importa se questo provoca lo sfruttamento di donne ridotte a macchine riproduttrici per qualche soldo). Il neoeletto sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha stabilito di ritirare i libri con queste teorie dalle scuole comunali. Non dalle biblioteche, dove c’è libertà di scelta.

Occorre riflettere quando si parla di “diritto al figlio per tutti”. Anzitutto un figlio non è un oggetto sul quale poter reclamare un diritto. Ma poi chi lo tutela il diritto del figlio a crescere con il padre e la madre che lo hanno messo al mondo? Una sottile linea rossa divide il “diritto al figlio per tutti” dal commercio di essere umani, connesso direttamente all’approvazione dei matrimoni gay. L’ideologia Gender vuole distruggere questa linea, per questo va combattuta.

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3 Commenti

  1. Lara Crispi said:

    “Il padre e la madre che lo hanno messo al mondo” a volte non sono i migliori genitori per un figlio (lo dico da ragazza adottata), e studi scientifici e sociologici dimostrano che il fatto di crescere con due genitori dello stesso sesso non altera in nessun modo il corretto sviluppo psicofisico di un bambino.
    L’amore gay esiste, che vogliate vederlo o meno. Due persone dello stesso sesso possono innamorarsi, decidere di vivere insieme e persino prendersi la responsabilità (sono d’acordo, non è un diritto) di avere bambini, senza alcun danno alli’identità sessuale di questi.

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