La mappa delle persecuzioni subite dai cristiani nel mondo.

Sono 50 i paesi responsabili delle oppressioni verso i fedeli di Cristo. Un fenomeno seguito solo marginalmente dai mass media.

È una mappa estesa quella delle zone in cui sono perseguitati e uccisi i cristiani nel mondo. Le cifre fornite dalla Commissione episcopale dell’Unione europea parlano di 200 milioni di cristiani perseguitati. Alcuni sono paesi lontani, altri, invece, sono a poca distanza da noi. Eppure non sembra sia una notizia che susciti interesse. I giornali e le televisioni ne parlano esclusivamente in occasioni speciali, come le parole di Papa Francesco a seguito delle vittime dei ribelli siriani, crocifisse e poi esposte al pubblico. Ad affrontare i numeri e le aree di una tragedia troppo taciuta è l’organizzazione internazionale Porte Aperte, fondata da Fratello Andrea. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti 50 paesi incriminati, classificati in una triste graduatoria basata sull’intensità della persecuzione.

Si chiama World Watch List e sul sito dell’associazione la classica ripartizione geopolitica degli stati coinvolti nell’infame graduatoria, assume i colori che vanno dal giallo (persecuzione occasionale) al rosso (persecuzione estrema), passando per i due livelli intermedi di colore arancione l’arancione (severe e moderata). In verde sono lasciate quelle nazioni dove non vi è persecuzione, mentre solo una è dipinta di nero, la Corea del Nord, dove la persecuzione è “assoluta”. Nel misurare l’intensità della persecuzione che i cristiani subiscono per il fatto di confessare e praticare la loro fede, vengono prese in considerazione 5 aree della loro vita quotidiana: il privato, la famiglia, la comunità in cui risiedono, la chiesa che frequentano e la vita pubblica del paese in cui vivono. Una sesta area, invece, misura l’eventuale grado di violenze che subiscono.

Guardando l’Italia, che geograficamente ospita lo Stato della Città del Vaticano, balza subito agli occhi l’accerchiamento a Sud di paesi da noi poco distanti, presenti nella classifica stilata dall’associazione Porte Aperte. Una vera e propria barriera di colori classifica la persecuzione dei paesi nordafricani a noi più vicini come moderata (Marocco, Algeria e Tunisia), severa (Libia ed Egitto) e massima (Siria e Sudan).

Proprio la Siria è salita nelle prime dieci nazioni, ed esattamente si attesta al terzo posto. L’attuale guerra civile è la causa dell’aumento di atti di terrorismo contro civili cristiani, per opera di miliziani islamici più o meno legati ad Al Qaeda. Gli islamici più radicali, secondo Porte Aperte, hanno ampio margine di manovra e spesso commettono crimini e discriminazioni contro i cristiani rimanendo impuniti. In questo momento storico, poi, il governo sembra impotente incapace di garantire la sicurezza della minoranza cristiana.

L’ultimo clamoroso episodio che riguarda da vicino la persecuzione dei cristiani è stato il rapimento di 187 ragazze da parte di Boko Haram, lo scorso 14 aprile. Il sequestro è avvenuto a Chibok, un enclave cristiana nello stato a maggioranza islamica di Borno, in Nigeria.
Con i dati riferiti al 2013, la metodologia della Worl Watch List è stata sottoposta al controllo e alla valutazione dell’organismo internazionale indipendente “International Institute for Religious Freedom” proprio per attestare la massima trasparenza nell’analisi dell’imponente raccolta dati.

La lista di quest’anno presenta alcune variabili importanti rispetto a quella dello scorso anno. Fa riflettere, ad esempio, l’enorme balzo in alto della Colombia che dalla 46° sale alla 25° posizione. È difficile comprendere come un paese cristiano includa delle zone in cui tale fede viene bandita e perseguitata. La persecuzione, poi, è amentatarispetto allo scorso anno in 34 nazioni (64%) mentre solo in 5 paesi è migliorata la vita dei cristiani (10%). Situazione invariata nel restante 26% delle nazioni. I paesi in cui i cristiani subiscono le violenze maggiori (assassini, rapimenti, stupri, distruzioni di chiese) sono: Repubblica Centrafricana, Siria, Pakistan, Egitto, Iraq, Myanmar, Nigeria, Colombia, Eritrea e Sudan. Quest’anno, poi, per la prima volta una nazione sub-sahariana, la Somalia, raggiunge la seconda posizione, mentre, sempre per quanto riguarda l’Africa, il Sudan è all’11° posto.

Sembra lontano il 1948 quando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’immediato secondo dopoguerra, venne adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L’Europa, assieme al mondo intero, usciva dalla seconda guerra mondiale che aveva prodotto la tragedia dell’olocausto degli ebrei, conosciuto come shoah. Nel documento sono riconosciuti i più elementari diritti umani. Eppure a un altro olocausto, più silenzioso e più nascosto, è quotidianamente condannato il popolo cristiano. L’opera di Porte Aperte iniziò proprio a ridosso della seconda guerra mondiale ed esattamente nel 1955. L’allora giovane missionario olandese, Fratello Andrea, cominciò a far recapitare delle valigie contenenti la Bibbia alle popolazioni cristiane dell’Unione Sovietica. L’opera dell’organizzazione si spostò poi anche in Cina e in Vietnam, per raggiungere successivamente anche l’Africa. Nel corso degli anni l’organizzazione di Fratello Andrea ha guadagnato un’importante considerazione che l’ha portata ad avere una serie di incontri regolari con Yasser Arafat, coi movimenti di Hamas e Hezbollah o coi gruppi armati dell’America meridionale, con lo scopo di sostenere e assistere le minoranze cristiane.

La sfida più grande di oggi è rappresentata dalla diffusione dell’Islam e dalle aree in conflitto in cui i musulmani svolgono un ruolo principale. I paesi africani assumono un ruolo determinante nella classifica stilata dall’organizzazione Porte Aperte. La Repubblica Centrafricana, ad esempio, è entrata a farne parte per la prima volta occupando direttamente il 16° posto: nel periodo analizzato sono state commesse violenze tremende contro i cristiani dai ribelli Seleka.

Eppure, ad occupare per il dodicesimo anno consecutivo il primo posto nella World Watch List, non è una nazione islamica. Il triste primato, infatti, è detenuto dalla Corea del Nord, dove si stima che tra 50 mila e 70 mila fedeli di Cristo siano detenuti nei campi di prigionia. Mentre secondo le più conosciute organizzazioni umanitarie, la Corea del Nord è agli ultimi posti per il livello di rispetto dei diritti umani, Porte Aperte ha assegnato al paese nordcoreano la maglia nera per le persecuzioni verso i cristiani. I cristiani che vivono nel paese governato da Kim Jong-il sarebbero 40 mila. Oltre all’eredità buddista, nel paese sarebbe presente il cosiddetto ateismo di stato, affiancato, per non dire sostituito, da una sorta di culto della personalità del presidente in carica. Secondo l’organizzazione che difende i cristiani nel mondo, chiunque venga trovato in possesso di una Bibbia, viene condannato a lunghi periodi di detenzione o addirittura alla morte.

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