L’Unità ritorna: a pagare i debiti ci pensa lo Stato

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L’Unità è ricomparsa in edicola grazie al risanamento del vecchio debito che lo Stato dovrà restituire alle banche.

Un ritorno entusiasmante, quello del quotidiano, secondo le parole di Guido Stefanelli, ad de l’Unità Srl: “I dati sulle vendite del primo numero della nuova edizione sono straordinari e ci ripagano di tutto il duro lavoro fatto per riavere ancora il giornale tra le nostre mani”. Ora, invece, qualcuno deve ripagare lo sforzo delle banche?

Il decreto ingiuntivo presentato a maggio 2004 dagli istituti, secondo il Messaggero, è divenuto esecutivo lunedì 22 giugno e riguarda un’esposizione di circa 176 milioni. Proprio su questo debito, in un primo momento caricato sulle spalle dall’allora partito Ds, c’è la garanzia primaria e solidale dello Stato in forza della legge 8 maggio 1989 n.177 riguardante i contributi pubblici all’editoria. Negli anni l’entità si è ridotta attraverso una serie di passaggi e di pignoramenti come quelli da 32 milioni su somme reperite alla Camera (25 milioni) e al Senato (7 milioni): il passivo, dunque, è sceso a 142 milioni.

Ora, a battere cassa da parte degli istituti finanziari, è il legale dei creditori Girolamo Bongiorno, padre della nota Giulia, che ha strappato la disponibilità da parte di Palazzo Chigi a discutere circa l’esposizione entro la prima decade di settembre. I tempi per incassare i soldi, comunque, slitterebbero a fine ottobre attraverso i passaggi previsti dal codice per incassare i soldi.

A far tornare in edicola il giornale fondato da Antonio Gramsci, dunque, sarà lo Stato italiano che provvederà a risanare ogni passivo. I contribuenti saranno felicissimi.

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