ANAS e la ricetta del ministro Delrio

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Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture

Per metà luglio, nel corso della prossima riunione del Cipe, è atteso il via libera del “nuovo contratto di programma” (1,2 miliardi di finanziamenti pubblici previsti dalla legge di Stabilità) tra il ministero delle Infrastrutture e ANAS.

Obiettivo: far recuperare credibilità all’azienda di via Monzambano. E, nel contempo, implementare un rinnovato (e migliore) metodo di lavoro che si traduca in meno nuove opere e più manutenzione straordinaria.

Aspetto non da poco, se si considera che oltre il 40 per cento delle opere (tra ponti, viadotti e gallerie) è stato realizzato prima del 1970. La manutenzione è, dunque, una priorità. Quindi invece di buttare via i soldi costruendo del nuovo, meglio preoccuparsi dello stato in cui si trova quello che già esiste. E che, fin troppo spesso, è teatro di incidenti… di percorso.

Tutto questo dovrebbe avere come risultato meno costi finanziari e interventi più sostenibili (anche da una prospettiva ambientale).

Altro punto in agenda è il nuovo codice degli appalti che prevede più trasparenza, norme semplificate e coerenti con quelle a livello europeo, divieto dell’affidamento in house per i concessionari (vale a dire il sistema per evitare le gare d’appalto di lavori), rating reputazionale per le aziende e la tanto auspicata fine delle varianti in corso d’opera.

La squadra di Raffaele Cantone, intanto, ha assunto il ruolo di vigilanza e controllo sulla regolarità degli appalti. Come lui stesso ha spiegato davanti alla Camera «ci aspettano nel prossimo periodo sfide da far tremare i polsi. La legge delega per riscrivere il codice degli appalti, approvata al Senato senza nessun voto contrario, recepisce le ultime direttive comunitarie foriere di una nuova politica degli appalti, e scommette moltissimo sull’Autorità a cui attribuisce poteri di regolazione e di controllo molto significativi, tanto da essere indicata come il futuro arbitro del sistema».

E in ANAS come stanno prendendo queste “novità”? Il presidente Gianni Armani, d’intesa con Delrio, riuscirà a scardinare il sistema di potere che persegue da decenni i propri interessi con i soldi pubblici?

Intanto Graziano Delrio fa sapere che il suo ministero stipulerà una sorta di “patto” con le Regioni: vi sarà una programmazione triennale delle priorità e non più una lista infinita di lavori che chissà se e quando (e, soprattutto, a quanto) verranno terminati. Insieme si decideranno le opere prioritarie, le risorse necessarie (e, ovviamente, quelle disponibili) e i tempi di realizzazione credibili.

Le cose, almeno sulla carta, sembrano andare per la giusta direzione. Nella speranza che i “baroni” di via Monzambano non pongano ostacoli lungo la strada.

 

 

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2 Commenti

  1. roberto delbosco said:

    Udite udite la montagna sta per partorire il topolino…azzoppato. Un esperto di clisteri e biciclette ha scoperto che serve la manutenzione per il patrimonio stradale che è invecchiato male mentre l’ANAS demoliva e ricostruiva la Salerno Reggio. Insieme con un elettromeccanico ed un magistrato esperto in camorra urbana hanno scoperto che il problema dell’ANAS è come fare gli appalti non quali lavori fare e come farli: quello è un dettaglio che va lasciato agli esecutori (non puzza un po’ di Generalcoperative Contractor?) Ciò che viene impedito decisamente è che anche le concessionarie usino le loro ditte esperte per fare i loro lavori. Il risultato sarà, secondo loro, la trasparenza, che non interessa nessuno, salvo l’ANAC che così giustifica la sua presenza. Si faranno quindi appalti con criteri farraginosi, collegati a 6000 articoli di legge che prevedano tutte le magagne possibili nei lavori, senza peraltro impedirle. Per essi occorreranno decine di mesi, mentre i ponti crollano per degrado(almeno si risparmieranno gli esplosivi). Non sarebbe meglio continuare ad usare la formula del General Contractor che in termini di velocità e competenza funziona, aggiungendo però una ANAS nuova , che controlla tecnicamente con professionisti esperti i progetti, le lavorazioni ed i loro risultati. Meno formalità, che incrementano il potere dei burocrati, e più sostanza

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