Quando lo scandalo è rosso

In Italia, in ogni aula di Tribunale, troneggia una scritta a caratteri cubitali: “la legge è uguale per tutti”. Eppure, come scriveva George Orwell molti decenni fa, “per alcuni, la legge è un po’ più uguale che per gli altri”.
È uno strano Paese l’Italia. La nazione in cui gli scandali “rossi” sembrano destinati a finire insabbiati. Abbandonati in un oblio e, alla fine, dimenticati. Sembra questo il futuro riservato al processo che vede imputati i vertici del Monte dei Paschi di Siena in relazione all’acquisizione di Antonveneta.
Le indagini, che si erano chiuse il 31 luglio scorso, avevano portato i pubblici ministeri a chiedere il rinvio a giudizio per 8 indagati: Giuseppe Mussari (ex n.1 di Mps), Antonio Vigni, Daniele Pirondini, Raffaele Giovanni Rizzi, Tommaso di Tanno, Pietro Fabretti, Leonardo Pizzicchi e Michele Crisostomo, oltre che per la Banca JP Morgan.
Peccato che, ora come ora, il destino degli imputati sia ancora tutto da scrivere. Il perché è molto semplice. Perché Monica Gaggelli, il Gup senese davanti al quale si è svolta la prima udienza lo scorso 6 marzo, ha accolto un’istanza di incompetenza territoriale avanzata dalla difesa di Pirondini (ex Ceo dell’istituto di credito senese) e di Rizzi (ex capo dell’ufficio legale di Mps). Per gli avvocati dei due imputati, infatti, il reato non si sarebbe consumato nel capoluogo toscano, ma a Milano. Di conseguenza, è proprio lì che deve celebrarsi il processo.
Secondo il Gup, che ha accolto la questione preliminare sollevata dai due difensori, “il reato di manipolazione di mercato (il più grave fra i capi d’imputazione contestati, ndr) è in definitiva tale da determinare, per attrattiva, la competenza territoriale del Tribunale di Milano, in relazione all’intero articolato accusatorio e, quindi, nei confronti di tutti gli imputati persone fisiche”.
Tutto da rifare, quindi. La decisione è presa e le carte del processo sulla “rossissima” Banca senese andranno a finire tutte a Milano. Con gioia evidente degli avvocati difensori che (ma questo accade sempre) sperano di potersi giocare la carta della prescrizione laddove non possano ottenere di meglio. In questi casi, più si tira per le lunghe e meglio è.
Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come si sia arrivati a questa decisione del Gup Gaggelli.
I fatti in questione riguardano una complessa (nonché costosissima) operazione finanziaria, con la quale Monte dei Paschi di Siena aveva avviato le pratiche per l’acquisizione di Banca Antonveneta, per la vertiginosa cifra di 1miliardo di euro.
La manipolazione di mercato (che, come già detto, è il reato più grave fra quelli contestati) si sarebbe consumato precisamente alle 7.13 del 28 agosto 2008 e alle 7.47 del 27 marzo 2009, orari in cui Fabio Bizzarri, allora dirigente in Mps, trasmette sul circuito Nis della Borsa di Milano i bilanci della Banca senese e che, all’esito delle indagini, sono risultati falsi in quanto avrebbero attestato un patrimonio in realtà inesistente.
I pm titolari delle indagini, Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, hanno affermato che “la banca, in realtà, non stava bene e non era in grado di affrontare l’operazione. Il Fresh da un miliardo di euro avrebbe solo aggravato la situazione debitoria di Mps”.
Stando a quanto ricorstruito in fase di indagini preliminari, la manipolazione di mercato contestata all’ex Presidente del Monte dei Paschi Mussari, all’ex Dg Vigni nonché all’allora Ceo Pirondini si sarebbe compiuta attraverso “più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nell’ambito del programma di finanziamento ideato per il reperimento delle risorse necessarie all’acquisizione di Antonveneta, partecipavano e contribuivano alla predisposizione della complessa operazione finanziaria diffondendo sul mercato notizie false, idonee a determinare una sensibile alterazione del prezzo dell’azione ordinaria di Mps”.
In oltre, i Pubblici Ministeri hanno descritto il sistema con il quale veniva amministrata Mps da parte dei suoi dirigenti e cioè con un “modus operandi autoreferenziale, verticistico ed asservito al soddisfacimento di interessi in generale distonici da quelli dell’ente”. A questi “interessi e sollecitazioni esterne alla banca, e ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”, i dirigenti di Monte dei Paschi avrebbero risposto  anche quando viene deciso di acquisire Antonveneta.
Lo scenario, almeno da come descritto dalla pubblica accusa, sembra molto chiaro: i vertici della Banca senese, la più antica d’Italia, amministrano l’ente come fosse cosa propria. Perfino la decisione di acquisire Bav (banca Antonveneta) rientrerebbe, non tanto nelle dinamiche di una operazione finanziaria utile per il prestigio e per risollevare le sorti dell’Istituto di credito, ma come risposta alle “sollecitazioni esterne ascrivibili al panorama politico locale e nazionale”.
 La cosa basterebbe già di per sé per essere classificata come lo scandalo bancario più eclatante dell’ultimo decennio. Eppure questo non sembra essere sufficiente affinché si celebri un processo e si condannino gli artefici di questa operazione che, a dirla tutta, a molti è sembrata –in tempo di crisi- un’azione più che scellerata.
Tornando per un attimo al “trasloco” del processo da Siena a Milano, va fatta una precisazione. I tempi previsti per la prescrizione della manipolazione di mercato sono, oggettivamente, abbastanza lunghi. Il codice prevede infatti che il  reato si prescriva in 10 anni. Se però si pensa che i fatti risalgono al 2008 e che ancora, ad oggi (maggio 2014) non si sia celebrata neppure un’udienza di primo grado di questo processo, il rischio che tutta l’inchiesta si riduca ad un clamoroso nulla di fatto è molto concreto.
Perché è vero che alla prescrizione, che arriverebbe all’incirca nel 2018, manca ancora parecchio tempo, ma perché vengano celebrati tre gradi di giudizio (si dia pure per scontato che i difensori impugneranno qualsiasi decisione prenda il Tribunale che sia diversa dalla piena assoluzione), con i tempi della Giustizia italiana, tre anni potrebbero non bastare. Soprattutto visto che si parla di uno “scandalo rosso” e che nessuno degli imputati si chiama Silvio Berlusconi.

Articoli correlati

0 Commenti

  1. Pingback: Quando lo scandalo è rosso | L'ultima ri...

*

Top