Non solo Grecia: ecco gli altri “mali” che l’Europa deve curare

unione europea Grecia

E se i problemi veri, molto più seri, dell’Ue non risiedessero nei capricci (fondatissimi) della Grecia, ma arrivassero da altri fronti?

La domanda l’ha posta Nicola Porro sul Giornale: un asse fatto di pesanti nuvoloni, unisce Gran Bretagna, Russia e Cina e offusca la telenovela greca che quotidianamente arriva da Bruxelles. Anzitutto la Cina: la bolla finanziaria esplosa nelle ultime ore ha portato al crollo del 30 per cento degli indici borsistici. Pensare che questa cosa ci riguardi solo di riflesso è totalmente errato dal momento che i capitali cinesi hanno deciso di investire il loro surplus di risparmio proprio in Italia: mettere sullo stesso piano gli scambi commerciali con la Grecia e quelli con il Dragone è davvero imprudente.

Poi c’è la Russia: raffigurata da alcuni media occidentali come un avvoltoio con le sembianze del suo leader Putin in attesa della morte della Grecia, invece sta assumendo il ruolo di sostegno fondamentale nel caso (insperato) di un crollo economico ellenico. La stessa Europa sta uscendo a pezzi dalle sanzioni stabilite nei confronti della Russia: secondo la ricerca internazionale (Lena) è di 100 miliardi e due milioni di posti di lavoro europei il passivo scaturito dalle misure economiche contro Putin. E non è certo un caso che il presidente degli Usa, Barack Obama, si sta impegnando per evitare l’abbandono dell’Europa da parte di Tsipras e soci: l’eventuale uscita della Grecia darebbe vita ad un ipotetico asse con l’attuale nemico russo.

Infine la Gran Bretagna che prossimamente deciderà attraverso un referendum (strumento populista se utilizzato dalla Grecia, invece segno di civiltà nella “perfida Albione”) la sua partecipazione nell’Europa: la possibile uscita dall’Europa provocherebbe un’instabilità politica ed economica ancora inimmaginabili.

Nel frattempo tra le ipotesi di salvataggio della Grecia c’è quella della sua uscita dalla moneta unica, ma con la permanenza all’interno dell’Unione europea. La corsa contro il tempo di Tsipras per trovare 7 miliardi di euro in 48 ore, con l’obiettivo di scongiurare il fallimento e permettere alle banche di riaprire i battenti, è cominciata.

L’Europa osserverà come andrà a finire, ma sarebbe il caso che cominci anche a guardare oltre la Grecia.

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