Le giravolte di Gentiloni e la diplomazia italiana ballerina

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La diplomazia italiana? È tutta racchiusa nelle ultime giravolte del ministro Paolo Gentiloni: “l’attacco al Cairo è diretto all’Italia. Anzi no, non è vero”.

Chi pensa di esserci abituati a prendere “Pesc in faccia” da tutto il mondo (proprio come quelli rifilati alla Mogherini durante l’ultimo vertice sul nucleare a Vienna – leggi qui) si sbaglia di grosso. Nel giro di neanche due giorni le dichiarazioni del nostro ministro degli Esteri in merito all’attentato al consolato italiano al Cairo si sono letteralmente ribaltate, provocando nuovi dubbi sulla statura della diplomazia italiana nel mondo.

“L’Italia è in prima linea nella lotta al Califfato, è stata colpita per questo” sono state le prime parole di Gentiloni una volta arrivato in Egitto per portare personalmente la solidarietà sua e del governo al personale del consolato italiano. Secondo le prime dichiarazioni del ministro, quello del Cairo sarebbe stato un attacco con l’obiettivo di intimidire l’Italia per il suo impegno contro il terrore. E poi via coi solito proclami della lotta al Califfato.

Ieri, invece, sono arrivate parole molto diverse: “Credo che non dobbiamo interpretarlo come qualcosa di diretto particolarmente nei confronti degli italiani, ma certamente verso la presenza dei Paesi che condividono con l’Egitto un comune impegno contro il terrorismo”.

Lo stesso Gentiloni è stato colto in fallo in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera riguardante le politiche europee sui flussi migratori (leggi qui). Il nostro ministro degli Esteri, infatti, riportando il comunicato finale dell’ultimo Consiglio europeo spiegò come l’intervento per fermare e distruggere le imbarcazioni non sarebbe stata un’occupazione boots on the ground, ovvero con l’impiego di forze militari sul terreno. Neanche qualche riga dopo lo stesso ministro ha parlato di operazioni navali di sequestro e confisca in mare dei mezzi e incursioni mirate sulle coste. Facendo intendere, quindi, lo svolgimento di operazioni che violeranno le acque territoriale da parte dei mezzi impiegati. Dal Cairo, alle politiche europee sull’immigrazione passando per i marò: la scelta dell’arbitrato con colpevole ritardo e l’incapacità con cui è stata gestita la vicenda dei due fucilieri di Marina è un altro eclatante esempio di dilettantismo diplomatico.

Confusione, incompetenza e tante contraddizioni: questo è lo stato della diplomazia in Italia, queste sono le dinamiche che portano il nostro Paese ad essere continuamente messo in secondo piano nel panorama politico internazionale.

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