Parla Berardi: “Frustato e seviziato, ma non ho mollato”

berardi
Roberto Berardi

“Seviziato, frustato in cella, maltrattato”. Sono state queste le prime parole di Roberto Berardi, appena tornato in Italia dopo due anni e mezzo di carcere duro in Guinea Equatoriale.

Un incubo che sembrava non finire mai per l’imprenditore di Latina, che non ha mai perso la speranza di uscire da quell’inferno, anche se, ad un certo punto, ha pensato di morire. “Sì, ho temuto per la mia vita, ma ogni volta che vedevo sparire le certezze pensavo ai miei figli, alla mia famiglia e ritrovavo la forza di lottare”.
Due anni e mezzo di galera. Il motivo? Era in società col figlio del presidente del paese, Teodoro Obiang e l’azienda è finita al centro di un’indagine per riciclaggio. Berardi, naturalmente, era all’oscuro di tutto e quando decise di denunciare il fatto, viene arrestato su ordine di Obiang. E condannato a due anni e mezzo di carcere. Anni che sarebbero potuti anche essere di più, visto che in Guinea Equatoriale c’è la dittatura e se decidono che una persona deve rimanere in galera e morirci, spesso ci riescono.
Inutili gli appelli della diplomazia italiana. Inutili i (rari) tentativi del nostro governo di risolvere la situazione. Roberto Berardi è stato quasi dimenticato dal proprio paese e si è salvato solo grazie alla sua forza di volontà e alla voglia di continuare a lottare per tornare un uomo libero. Gli unici a non averlo abbandonato sono stati i suoi familiari.
“Ho sopportato sevizie inimmaginabili, torture che faccio fatica a raccontare. Oltre a me, torturavano anche altri detenuti. Sentivo le loro urla di notte”.

Adesso tutti parlano di lui e gioiscono per la sua liberazione, ma per gran parte della sua detenzione i media se lo erano quasi scordato. Tutto bene quel che finisce bene, ma se Roberto Berardi è ancora vivo ed ora libero, è soltanto merito suo. Che nessuno si prenda meriti che non ha.

Articoli correlati

*

Top