Ivo Laghi, un gentiluomo rivoluzionario

Ivo Laghi
Ivo Laghi

Nove anni fa ci lasciava Ivo Laghi storico Segretario Generale della Cisnal che  guidò la Confederazione per dieci anni, dal 1980 al 1990, facendole raggiunger traguardi che allora sembravano impensabili da raggiungerei per un Sindacato definito di destra.

Marcello Veneziani, ricordandolo in una cerimonia di commemorazione a sei anni dalla sua scomparsa, lo definì “un rivoluzionario gentiluomo”.

Mai definizione come questa è calzata su una figura che metteva insieme lo spirito Rivoluzionario di Corridoni e la classe che deve  distinguere sempre chi si occupa di politica o di sindacato.

Noi dell’Ultima Ribattuta che in questi ultimi dodici mesi ci siamo più volte occupati di quanto sta accadendo all’interno dell’Ugl, che si definisce l’erede della Cisnal, oggi mettiamo da parte commenti su una cronaca che di sindacale ha veramente poco mettendo, invece, in risalto la figura di chi quel Sindacato ha fatto grande: Ivo Laghi.

Anche Laghi non è stato immune da errori che hanno creato frizioni all’interno della Cisnal ma almeno quando ha commesso questi errori li ha commessi in buona fede e, soprattutto, fidandosi delle persone che aveva intorno anche quando queste non meritavano la sua fiducia.

Era la fine degli anni ’70 quando la Cisnal era dilaniata dai risvolti della scissione che aveva interessato il Movimento Sociale Italiano che aveva visto dimezzare la sua rappresentanza Parlamentare con la formazione di un nuovo partito, Democrazia Nazionale, al quale aveva aderito anche l’allora segretario della Cisnal, Gianni Roberti.

Dopo anni di tensioni all’interno del sindacato nel 1979 Roberti si dimise e il Comitato Centrale nominò Ivo Laghi Segretario Generale. Nel 1980 si svolse il Congresso Confederale che confermò Laghi alla guida della Confederazione e iniziò così un periodo di attivismo che caratterizzò tutto il decennio e vide la rappresentanza della Cisnal aumentare di giorno in giorno fino ad essere considerata la quarta Confederazione a livello nazionale.

Significativo fu il protocollo che fu siglato da Laghi e da Giorgio Almirante a ridosso del Congresso della Cisnal del 1980 in cui si riconosceva, pur nella stessa concezione dello Stato e della società in termini antimarxisti e anticlassisti, un’unità d’intenti che, però, andava sviluppata  su un piano paritario e di reciproca autonomia.

In pratica, dopo la fase in cui il segretario del sindacato si identificava e identificava tutta la Confederazione con le posizioni politiche del Movimento Sociale Italiano, si arrivò ad una dichiarazione d’ intenti che prevedeva una serie di consultazioni tra le due organizzazioni sui vari temi sociali lasciando libertà di posizione e di azione sia al sindacato che al partito.

Forte è stato anche l’impulso culturale che Laghi seppe dare alla Cisnal con la pubblicazione di “Pagine Libere” mensile diretto da Marcello Veneziani che ospitava in ogni suo numero la presenza di prestigiose firme del giornalismo nazionale ed europeo.

Con Pagine Libere Laghi dette voce a quella “controffensiva culturale” che si opponeva al liberismo galoppante che già allora stava prendendo forma nella società Italiana.

Famoso fu il suo “fondo” dal titolo ”Siamo tutti operai” in cui, primo fra tutti gli osservatori, denunciava la fase discendente del ceto medio italiano.

Purtroppo nel 1990 Laghi, cominciando a pensare alla sua successione, propose una modifica statutaria in cui veniva istituita una Segreteria Generale Collegiale composta da cinque sindacalisti.

Ben presto la proposta, seppur fatta in buona fede, si rivelò non idonea a risolvere il problema del “dopo Laghi” scatenando una diatriba interna che si concluse dopo poco con la “restaurazione” di un Segretario Generale unico.

Nel frattempo, però, come qualcuno aveva preconizzato, si era ormai aperta una falla all’interno della Confederazione che mostrava i prodromi di ciò che sarebbe avvenuto dopo pochi anni.

Con l’avvento dell’UGL, e per motivazioni legate anche alla chiusura di Pagine Libere, Ivo Laghi si ritirò a vita privata ma rimase sempre un punto di riferimento per tutti i sindacalisti che hanno vissuto l’epoca della sua Segreteria.

Dopo una breve ma inesorabile malattia Laghi se ne andò il 16 luglio del 2006 lasciando un vuoto in tutti coloro che lo hanno frequentato.

Ricordandolo e avendolo conosciuto si può dire che con Ivo Laghi potevi essere d’accordo o no con le sue posizioni e le sue idee ma non si può dire che non fosse un buon ascoltatore che metteva a frutto, se lo riteneva giusto, anche le idee degli altri.

Chi scrive ha avuto l’onore di averlo come amico e di esserne stato diretto e fedele collaboratore così come ne è stato leale e corretto “dissenziente” quando non ha condiviso la scelta della Segreteria Collegiale.

Non per questo, però, sono venute meno le frequentazioni e la necessità di trovare in Ivo Laghi una persona con cui confutare tesi e opinioni.

Con questo spirito non possiamo che dire oggi: Grazie Ivo.

 

 

 

 

 

 

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