Eni: tornano i silenzi della stampa su Scaroni e la maxi-tangente

paolo scaroni eni saipem

Inquietante silenzio della gran parte della stampa italiana sull’inchiesta in merito alle tangenti Saipem in Algeria che vede coinvolto l’ex ad di Eni, Paolo Scaroni.

Solamente due testate – Repubblica e Messaggero – hanno affrontato la notizia nell’edizione di ieri: due grandezze diverse, due tagli opposti. Il quotidiano del gruppo Espresso nello spazio di una pagina intera ha analizzato le dichiarazioni di Scaroni in merito alla tangente da 197 milioni di euro, secondo i pm pagata da Saipem per commissioni in Algeria. “Nel 2008 figurano 150 milioni di euro di costi di intermediazione, nel 2009 79 milioni, nel 2010 26. Sono cifre molto importanti. Lei sapeva di questi costi o no?” ha chiesto il pm Fabio De Paquale.

“Io mica leggevo il bilancio – si è difeso l’ex ad – Le varie cifre erano inserite in voci più importanti ed erano soltanto una nota a piè di pagina”. Come se uno stipendio da 4,5 milioni di euro all’anno, quello che prendeva Scaroni, consentisse ad un manager non solo di parlare malissimo l’inglese (leggi qui), ma anche a ignorare le voci di spesa dell’azienda nazionale più importante. C’erano figure scelte apposta che avevano il compito di vigilare su eventuali anomalie all’interno del bilancio, ha sostenuto Scaroni. Eppure, una somma di denaro che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro per l’aggiudicazione di sette appalti algerini, è sfuggita agli occhi vigili dei controllori.

Sul Messaggero, invece, alla notizia viene data tutt’altra attenzione in un piccolo box a fondo pagina. Occhi puntati sulla dichiarazione di Scaroni in merito all’ex capo della divisione Exploration di Eni, Stefano Cao: “Sapeva che vedevo Farid Bedjaoui”, definito il “nuncius” dell’allora ministro algerino Chekib Khelil.

Per il resto, neanche una parola sulle responsabilità di Scaroni stesso in merito alla presunta tangente e al mancato controllo sul bilancio.

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