Libri di malagiustizia: dopo Tony, ecco Conte il Pm imputato

Il convincimento accusatorio viene anteposto all’accertamento dei fatti, dando così spazio alle deduzioni, alle illazioni, se non all’ideologia, lasciando all’indagato l’onere di confutarlo. In questo modo, il presunto innocente si trasforma in presunto colpevole e si trova nella non invidiabile posizione di dover confutare una teoria completamente infondata, sebbene apparentemente coerente”.

La solita lamentela di un avvocato? O quella di un  giornalista “garantista”? Né l’una, né l’altra.
Questa volta a scrivere è un magistrato, addirittura un pubblico ministero, rimasto a sua volta triturato da un caso di malagiustizia. Si chiama Mario Conte, ex pm a Bergamo, Palermo e addirittura presso la Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo siciliano. Per denunciare le storture della macchina giudiziaria e soprattutto della gestione dei “pentiti”, ha scelto di scrivere un libro, in cui racconta i quasi vent’anni che sono stati necessari per vedersi riconoscere del tutto estraneo ai fatti che gli erano stati contestati dai suoi colleghi. Si intitola “E se fossi tu l’imputato? Storia di un magistrato in attesa di giustizia” (Guerini e associati editore).

Come quello firmato dall’ex-procuratore di Prato, Piero Tony (“Io non posso tacere”, recensito due settimane fa), è un volume agghiacciante. Proprio perché entrambi scritti da due giudici. Ma mentre Tony si limitava a denunciare i punti infetti del sistema giudiziario italiano, evitando scendere nei particolari dei casi specifici, Conte chiude il cerchio raccontando come la gogna mediatica possa toccare anche ad una toga abituata e specializzata nel rappresentare la pubblica accusa. Ed essere perfino imputato di aver “coperto” traffici di droga e armi per consentire al generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer e ai suoi uomini vantaggi di carriera.

Per la prima volta – ha scritto Conte ricordando i momenti cruciali della sua vicenda – capii quanto poteva essere facile finire accusato di un crimine non commesso”.

Ora, visto il ripetersi di questi sfoghi dall’interno dell’Ordine Giudiziario, è troppo chiedere al Ministero della Giustizia che questi volumi facciano parte dei libri di testo da far leggere e studiare ai giovani aspiranti magistrati? 

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