Libia: chiesto rilascio di scafisti per liberare gli italiani

Quasi sicuramente c’è la mafia che gestisce il traffico di migranti dietro il rapimento dei 4 tecnici italiani in Libia.

Sconfessato ancora una volta il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che aveva escluso in un primo momento eventuali ritorsiini alla base del sequestro. Secondo fonti militari vicine al governo libico – internazionalmente riconosciuto di Tobruk – i nostri 4 connazionali sarebbero stati rapiti da una milizia islamista che ha chiesto la liberazione di 7 scafisti. Prudenza è stata espressa dalla Farnesina secondo cui è ancora prematuro avanzare ogni tipo di ipootesi, mentre l’Onu ha chiesto l’immediato rilascio degli italiani sequestrati.

Anche se l’ipotesi dello scambio di prigionieri è quella principale, non si escludono altre piste che vanno dai gruppi seguaci dell’Isis a cellule militari armate fino a semplici bande criminali che operano in Libia.

Gli scopi dei rapitori possono apparire diversi, ma non in contraddizione tra loro: ricatto o estorsione, obiettivi economici, dunque, ma nello stesso tempo anche politici.

L’ultima delle informazioni proviene appunto dal governo di Tobruk, secondo cui gli autori del sequestro sono i miliziani islamici di Alba libica, vicina ai gruppi tribali che dominano Tripoli e gran parte della Tripolitania: la cellula, infatti, detiene il controllo della zona in cui è avvenuto il rapimento.

Tra gli scopi, oltre a quello di ottenere concessioni da parte dell’Italia come la liberazione di 7 trafficanti di esseri umani detenuti nelle prigioni italiane, potrebbe anche esserci la richiesta di concessioni nella missione internazionale che mira a individuare navi e scafisti che trasportano migranti dalla Libia sulla sponda nord del Mediterraneo.

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