Rai Pubblicità, quando la madre dei cretini è sempre incinta

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Fabrizio Piscopo

Veramente comico, da ammazzarsi dalle risate. Allacciate le cinture e tenetevi forte, perché Fabrizio Piscopo ne ha inventata un’altra delle sue. L’ineffabile ad di Rai Pubblicità vorrebbe introdurre in azienda un nuovo software per la pianificazione televisiva.

Si chiama Sting Media ed è talmente rivoluzionario da provocare uno sconquasso tra le file dei “fedelissimi”. Per dire, perfino la “badante” Sabrina Biasio ed il “controller” in esilio da viale Mazzini, Fabio Belli, si sono già pronunciati contro. E se comincia a sgretolarsi pure il fronte interno, per Piscopo saranno cavoli ancora più amari del solito.

Ma che cos’è esattamente questo nuovo marchingegno? Sulle mille postazioni stand alone con cui si costruiscono le pianificazioni televisive, è istallato “Kubic”, un software di Media Soft che raccoglie e uniforma l’intera offerta commerciale del mercato, senza fornire tuttavia le quantità disponibili. Serve come strumento di facilitazione per la costruzione del piano da parte del centro media e alla sua negoziazione con la concessionaria. Non può però essere utilizzato per comprare direttamente gli spazi.

Sting consente invece alle concessionarie di indicare anche la quantità degli oggetti pubblicitari realmente disponibili, in modo tale che chi pianifica può acquistare direttamente: in tempo reale, dalla stessa piattaforma. E sapendo oltretutto con precisione ciò che si è comprato. Si tratta, insomma, di un “real time booking” o “real time buying”.

E veniamo adesso a spiegare cos’è Sting Media. Si tratta di una società, ma sarebbe meglio definirla un’infrastruttura, al servizio di chi vende e di acquista. Tratterà una piccola commissione con entrambe le parti in base al transito effettivo calcolato sui passaggi pubblicitari. Ma non sulle quantità economiche. E questo per garantire la riservatezza del prezzo effettivo.

L’input di sconto che il furbo Piscopo vorrebbe dare è pari all’80% per cinque giorni. Trascorso questo arco di tempo, gli spazi verranno restituiti e rivenduti con uno sconto dell’85%. La Biasio e Belli hanno subito espresso la loro contrarietà, cercando di far capire all’ad il rischio per l’aumento dei costi e la duplicazione del meccanismo delle provvigioni ai venditori.

Fin qui le indiscrezioni provenienti dall’ex-Sipra, che si prestano ad alcune elementari osservazioni. A prova di cretino, appunto.

1) il metodo diretto on line non è certo una novità; anzi, nel mondo anglosassone è utilizzato da vari lustri, ma solo in mercati dove l’offerta televisiva è molto ridotta rispetto alla giungla italiana (e i costi, oltretutto, assai standardizzati);

2) in Italia le tv sono tantissime (generaliste, satellitari e digitali); idem le concessionarie, con sconti variegati e proiettati verso l’alto proprio per il comportamento dissennato di Piscopo, avallato dal dg Rai, Luigi Gubitosi;

3) le concessionarie importanti (a parte, appunto, Rai Pubblicità, che sarebbe l’unica a proporre la novità) non cederanno certo a Sting Media il pallino dei loro spazi; e tantomeno quello della trattativa, da cui dipende ovviamente la quota e conseguentemente l’importanza del budget da strappare alla concorrenza;

4) Piscopo, che già si era distinto nell’affidamento ad esterni (vedi la partnership con SEAT Pagine Gialle), vaneggia ora di un desk da cui qualcuno acquista comodamente spazi pubblicitari tv della Rai senza alcuna trattativa; ma allora, di grazia, ci può spiegare a cosa servono la rete vendita, la concessionaria e lo stesso ad-direttore marketing? Perché, a questo punto, basterebbero un back office per le prenotazioni e un’amministrazione ridotta per le fatturazioni;

5) Chi glielo va a dire ai clienti e ai centri media che dagli sconti introdotti da Gubitosi e Piscopo (media del 90% con punte del 98), ora attraverso Sting passeranno “solo” all’80%? Che sia questo il motivo della fenomenale invenzione? Non riuscendo Piscopo a rientrare più sugli sconti, forse vuol passare la patata bollente a qualcun altro?

6) Difficile, molto difficile che investitori e centri media (già scottati dal grottesco decalogo messo on line l’11 Giugno dall’Ultima Ribattuta) abbocchino a questa ennesima trappola.

Insomma, per concludere, se negli ultimi tre anni Rai Pubblicità è riuscita nella ciclopica impresa di dimezzare il fatturato pubblicitario, con la nuova invenzione riuscirà a farlo continuare a precipitare a passo di carica. R.I.P.

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