Incubo autostrade: la storia infinita della Tirrenica

autostrade rincari pedaggi

Tra Civitavecchia e Tarquinia c’è un’altra Salerno-Reggio Calabria: è il pezzo di Tirrenica che Autostrade per l’Italia (Benetton) sta costruendo. Da oltre 40 anni.

L’obiettivo iniziale era quello di congiungere Roma con Genova attraverso la A12 e poi, come nella più classica delle storie italiane, si è trasformata in un accatastarsi di tempi, di traffico e, soprattutto, di costi. L’ingorgo principale si verifica a ridosso di Tarquinia, grazie al restringimento della carreggiata che si trasforma in corsia singola delimitata dai segnalatori removibili: con l’arrivo dell’estate e l’aumento considerevole dei viaggiatori, lo stretto percorso si intasa provocando ore e ore di incolonnamenti.

Mentre la realizzazione di tutta l’autostrada ammonta a 1,4 miliardi di euro, il tratto incriminato – di 14,6 chilometri – comporta una spesa di 10 milioni a chilometro: 140 milioni per un pezzo che sarebbe dovuto essere pronto all’inizio del 2015. Come mai questi ritardi? Ci sono varie ipotesi, alcune ovviamente chiamano in causa famoso adagio secondo cui il tempo è denaro.

La Sat, società autostrada Tirrenica, gestisce l’arteria e – oltre ad essere partecipata da Monte dei Paschi di Siena, da cooperative e dal gruppo Gavio e dal gruppo Vianini – fa capo al colosso Atlantia-Autostrade (targato Benetton). Finora, come riporta il Fatto Quotidiano, la Sat si è indebitata per 130 milioni di euro e probabilmente ne chiederà altri 90 al gruppo a cui appartiene, che detiene il monopolio dei trasporti in Italia. Ed ecco dunque che per ripianare i costi di un’arteria che va avanti da oltre 40 anni, si pensa all’aumento delle tariffe su tutte le altre autostrade.

Secondo i dati della Banca d’Italia, il rendimento medio di un chilometro autostradale è di 1,1 milioni di euro di cui 300 mila allo Stato e 850 mila alle società concessionarie. A chiedere tariffe più alte, guarda caso, è Fabrizio Palenzona, presidente di Aiscat, l’associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, ma è anche presidente di Assaeroporti Spa e, contemporaneamente, di Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, il cui azionista di maggioranza è la famiglia Benetton.

Se nella vita di sicuro c’è solo la morte, in Italia c’è anche l’aumento dei pedaggi autostradali: dal 1999, anno della privatizzazione della concessionaria statale, e fino al 2013, i prezzi sono cresciuti del 65,9% a fronte di una inflazione del 37,4 a tutto vantaggio dei concessionari, liberi di scaricare sulle tariffe anche gli extracosti di opere e investimenti anche se procedono con tempi lentissimi e con il lassismo del governo di turno. Ma agli italiani si dovrebbe pure spiegare come mai quando il traffico invece aumentava, gli incassi salivano e i profitti volavano, le tariffe aumentavano lo stesso.

A peggiorare le cose, poi, c’è l’ipotesi del pagamento della statale Aurelia, oggi percorribile a costo zero. Neanche i residenti saranno esentati completamente dai pedaggi: riusciranno a non pagare solo nel raggio di venti chilometri e per la durata di cinque anni.

Ancora una volta la storia si ripete a nord di Roma, prima di arrivare nella Maremma toscana. Per quest’anno, non cambiare: tutti in fila sull’autostrada. E pagare.

Articoli correlati

*

Top