Rai: gli strani silenzi di Gubitosi sulla raccolta pubblicitaria 2015 (-5,4%)

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Luigi Gubitosi

Neanche una parola. Neppure un vago accenno. Silenzio assoluto. Solo Fabrizio Piscopo riesce a far meglio di Luigi Gubitosi quando si tratta di nascondere i dati scomodi della raccolta pubblicitaria: si sa, la classe non è acqua.

Negli uffici di viale Mazzini e in quelli dell’ex-Sipra circolano da qualche settimana undici paginette niente male per capire lo stato di salute della Rai e della concessionaria. Sono dieci slide sul consuntivo 2014 e sul primo trimestre 2015.

La parte più interessante è proprio quella relativa al periodo gennaio-marzo di quest’anno. Perché in un trimestre in cui l’azienda può continuare a celebrare la leadership degli ascolti nell’intera giornata ( 38,2% con un incremento dello 0,6 rispetto a Mediaset che con il 33,3 perde invece lo 0,2), la pubblicità lascia per strada quasi 10 milioni di euro (9,7 per l’esattezza) rispetto ai 180 raccolti nello stesso periodo del 2014 (-5,4%), mentre il principale competitor cresce sia in quota che in valore assoluto.

E non è neppure finita, visto che le altre tv raggiungono la quota di fatturato della Rai pur avendo 10 punti di share in meno di viale Mazzini e Rai perde quote di mercato in maniera molto più accentuata (-0,8) rispetto a La 7 e Sky, il cui calo è nettamente inferiore.

Peccato, appunto, che il dg (uscente) Rai non ne faccia il minimo accenno nella mail indirizzata a tutti i direttori, dicendosi a disposizione per “qualsiasi domanda o chiarimento”. E naturalmente tutti zitti, anche a livello di primi riporti. Perché Piscopo non si tocca e guai a parlarne male al suo scopritore-protettore.

Meno comprensibile il silenzio da parte del Ministero dell’Economia, cioè dell’azionista e delle mummie che popolano il CdA (anche questo, grazie a Dio, uscente). Per non parlare del rappresentante della Corte dei Conti, al quale il crescente danno aziendale sembra non interessare più di tanto.

Così, Gubitosi e Piscopo continuano a mimetizzare gli orrendi risultati della concessionaria, che -come si ricorderà – in appena tre anni della loro gestione ha dimezzato la raccolta pubblicitaria. Portandola da 1 miliardo a 500 milioni di euro.

Ma questo primo trimestre del 2015 non era quello che la formidabile coppia di manager aveva indicato come l’arco di tempo dell’immancabile risalita della raccolta? E i festeggiamenti di Piscopo per la saturazione del magazzino (solo però grazie ai “gratuiti” e ai rarissimi a pagamento con i soliti sconti-monstre) come mai si sono interrotti?

Quel dato, il -5,4% rispetto al 2014, somiglia tanto ad una lapide. Anche perché alla fine del secondo trimestre non ci sarà neppure il traino dei mondiali di calcio dell’anno scorso. E visto che in Rai Pubblicità non va male solo la raccolta della tv generalista, ma anche quella della digitale, il quadro si fa sempre più fosco.

Nel 2015, poi, non ci sarà più la possibilità di altri trattamenti cortisonici del tipo di quelli forniti dalla quotazione di Rai Way…

 

 

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