Vigilanza Rai (3): Picardi a caccia del seggio NCD

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Il “direttorissimo” Augusto Minzolini, nuovo capogruppo di Forza Italia in Vigilanza, non è l’unico parlamentare in “conflitto d’interessi” (tra i berlusconiani non è certo una novità) nella sua frenetica attività per il nuovo CdA Rai.

Essendo un direttore di viale Mazzini in aspettativa, l’ex-direttore del TG 1 farebbe bene a limitarsi a votare il consigliere che spetterà al partito dell’ex-premier, ma lui da quest’orecchio proprio non ci sente.

E sì che è lui stesso a rischio. Perché è partita una richiesta al Presidente di Palazzo Madama, Piero Grasso, per ridurre da tre a due i senatori di Forza Italia in Vigilanza. Ciò in quanto il gruppo ha perso, tra fittiani e verdiniani, non meno di una quindicina di senatori e quindi i gruppi “centristi” chiedono un ridimensionamento della rappresentanza, dopo l’uscita di Schifani e Bonaiuti, passati con NCD e Scavone, prima con GAL e ora con la nuova formazione di Verdini.

Ora, oltre a Minzolini, gli unici altri senatori di FI sono Maurizio Gasparri (che ha dato il nome alla vecchia legge sulla Rai) e il capogruppo in Senato, Paolo Romani. Ed è da escludere che uno di loro possa uscire dalla commissione. Quindi, l’eventuale sacrificato non potrà essere proprio che il neocapogruppo voluto da Brunetta al posto di Luca d’Alessandro.

Però c’è chi sta messo peggio.

Sia pure nell’indifferenza del dg (uscente) Luigi Gubitosi e dei vertici di Camera e Senato, il direttore dei Rapporti Istituzionali di viale Mazzini, Alessandro Picardi, si sta tuffando a pesce anche lui sulla scelta dei nuovi consiglieri Rai.

Per conto di chi? Ma del Nuovo Centro Destra, è chiaro. Il compagno della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, infatti, sta tempestando di telefonate e di richieste di incontri i membri della Vigilanza per stringere un’alleanza che possa portare il partito di Angelino Alfano ad avere un proprio rappresentante in CdA.

Un’impresa molto complicata, dal momento che l’NCD ha solo due commissari (Schifani e Bonaiuti) e per arrivare al traguardo ne occorrono 5 o 6‎. Di qui i tentativi di approccio con i verdiniani (che sono anche loro due, d’Alessandro e Scavone, ma più inclini all’accordo con Pisicchio, CD e un altro paio di senza partito come Maurizio Rossi e Federico Fauttilli).

Ma il popolare “Incitatus” (così soprannominato perché nominato da Gubitosi così come Caligola elevò al rango di senatore il suo amato cavallo) non si arrende. Peccato che queste energie sarebbero certamente più utili alla Rai per i rapporti istituzionali veri e propri.

Anche all’interno del Pd, c’è fibrillazione. Perché gli anti-renziani della Vigilanza (che sono in maggioranza‎) vorrebbero portare a casa due dei tre consiglieri spettanti. Lasciando poi che sia quello scelto dall’Economia a fare il 2-2. Nel frattempo, per avere la certezza del terzo consigliere, sembra abbiano già raggiunto l’accordo con il “battitore libero” Bueri.

Riserbo assoluto, invece, sul prescelto da Renzi per la carica di direttore generale‎. Pare che l’unico al corrente della sua identità sia il superfedelissimo sottosegretario di Palazzo Chigi, Luca Lotti. Che sarebbe, oltretutto, anche l’estensore della short list finale dei veri candidati.

E molti dei nomi pubblicati in queste settimane dai giornali – giurano i suoi collaboratori a Palazzo Chigi – non sarebbero mai stati presi in considerazione.

“Autocandidature”, tagliano corto.

C’è da sperarlo davvero, anche se dopo la disastrosa esperienza con Gubitosi (che non a caso Renzi non ha mai voluto incontrare), in Rai vedere uscire finalmente di scena presidente, dg e CdA scaduti, resta il desiderio più diffuso. Tranne, naturalmente, che al settimo piano.

 

 

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