Epatite C, nuovo farmaco solo a un terzo dei malati

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Solo un terzo dei malati di epatite C ha avuto accesso ai nuovi farmaci salvavita. Ovvero 14mila su circa 50mila casi considerati gravi. Sempre più italiani si curano in India.

Ovviamente quello che fa più discutere è la disparità a livello regionale: ad avere maggiormente accesso alle cure sono infatti i malati che risiedono al Nord, dove l’incidenza dei contagiati è inferiore.

In queste settimane l’Aifa è stata chiamata in commissione Sanità a Senato per riferire sulla sostenibilità delle nuove costose cure che permettono l’eradicazione del virus HCV con un trattamento di tre settimane. Trattamento a carico dello Stato, che è riuscito a risparmiare il 22% sul prezzo di acquisto.

Intanto però il problema resta il diverso accesso alle cure che “pone il nostro paese a rischio di disparità sociale” come ha sottolineato Sergio Pecorelli, presidente dell’Aifa.

Intanto, il programma di tutela di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato “Epatite, C Siamo” ha rivelato che c’è ancora molta confusione in merito all’accesso ai farmaci innovativi anti-epatite C, sui tempi e sulla trasparenza delle liste di attesa. Soprattutto, sta aumentando il numero di coloro che – non avendo i requisiti per ottenere il trattamento gratuito in Italia, perché la gravità della sua condizione non rispetta i criteri stabiliti dall’Aifa – vanno in India o ad Hong Kong per comprare il farmaco con una spesa intorno ai 2 mila euro.

Un fenomeno che va tracciato, analizzato e affrontato dalle Istituzioni per garantire la sicurezza delle cure, per evitare che si sviluppino soggetti intermediari che lucrano sulla salute e per rispondere a una vera domanda di salute a oggi insoddisfatta” – spiega Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato.

Adagiarsi sul fai-da-te sostenibile – continua Aceti – non è una risposta. Voler guarire prima che il proprio stato di salute peggiori è una questione che non può essere liquidata dalle istituzioni come un semplice capriccio dei cittadini. Guardando invece dentro i nostri confini, a oggi stiamo trattando meno di una persona su 3 delle aventi diritto. Ancora troppo poco. Tutte le Istituzioni devono fare di più e meglio“.

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