Expo, presentata macchina che ricava acqua potabile dall’aria

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Si chiama Awa Modula e potrebbe aiutare gli 880 milioni di persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile, condensando l’umidità presente nell’atmosfera.

A renderlo possibile è una macchina all’avanguardia presentata all’Expo dalla Seas, società di Riva San Vitale (Ticino) che ha realizzato il sistema Awa Modula (Air to Water to Air) capace di catturare l’umidità presente nell’atmosfera e trasformarla in acqua potabile di alta qualità.

I sistemi SEAS permettono di produrre acqua dall’aria da 2.500 a 10.000 litri al giorno con i quali si potrebbe «rispondere alla crisi globale dell’acqua» come spiega il direttore generale, Rinaldo Bravo.

La macchina funziona ovunque, anche in zone aride come il deserto, poiché è alimentata a elettricità, e quindi consente l’uso di fonti rinnovabili, dall’energia solare a quella eolica. E restituisce al contempo aria fredda per la climatizzazione e calore per il riscaldamento di acqua sanitaria.

«Altri riuscivano a ottenere quantità molto ridotte di acqua dall’aria – spiega Bravo – . Noi, a 30 gradi e 70% di umidità, riusciamo a catturare il 60% dell’acqua presente nell’aria».

Questa tecnologia permette di avere a disposizione una fonte praticamente inesauribile di acqua, riducendo costose infrastrutture, inquinanti (non ci sono scarti) e trasporti. Si può infatti ottenere acqua potabile di qualità, arricchita di sali minerali; ma anche acqua per uso agricolo (serre e allevamenti), oppure acqua distillata per uso alimentare, farmaceutico, ospedaliero, industriale.

Come funziona? «Pensate al frigorifero della nonna – spiega -. Che a un certo punto andava sbrinato. Allora la nonna staccava la spina e il ghiaccio cominciava a sciogliersi, pioveva acqua dappertutto. Noi dobbiamo fare proprio come per la sbrinatura del frigorifero: mantenere la temperatura a 2 gradi qualunque sia quella esterna. L’acqua raccolta viene filtrata e poi resa potabile con l’aggiunta di sali minerali. Inoltre il freddo e il caldo che usiamo per questo processo, lo riusiamo per scaldare e raffreddare».

La Professoressa Anna Magrini dell’Università di Pavia, che ha collaborato alla realizzazione del progetto spiega: «La tecnologia garantisce un impatto ambientale basso o nullo. A differenza delle tecnologie ad osmosi inversa – desalinizzazione, depurazione delle acque, trattamento delle acque reflue, eccetera –  quella di SEAS non rilascia impurità nell’ecosistema locale e offre una fonte illimitata e inesauribile di acqua potabile».

 

 

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