Torna la meningite: la colpa è di chi non si vaccina?

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Niente allarmismi, ma i due casi recenti in Toscana di meningite riportano l’attenzione sull’importanza dei vaccini per debellare questo batterio.

Come spiegava Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive del Bambino Gesù, in un’intervista di qualche mese fa «Per questa malattia c’è un vaccino specifico che protegge i bambini dal rischio di contrarla. Perciò riteniamo che la recrudescenza dei casi sia legata al calo delle vaccinazioni. In mancanza di vaccinazione, infatti, il batterio responsabile circola di più e, conseguentemente, colpisce in misura maggiore».

«Il vaccino è contenuto nell’esavalente che comprende 4 vaccini obbligatori per legge (difterite, tetano, epatite B, poliomielite) e due vaccini non obbligatori, ma fortemente consigliati (pertosse e l’Haemophilus influenzae di tipo B). Per tutte le altre forme di meningite – le più frequenti – causate dallo pneumococco e dai ceppi principali (A, B, C, Y, W 135) del meningococco, sono disponibili altri vaccini specifici. Questi vaccini possono essere somministrati a bambini di ogni età, tuttavia, considerato che il picco di maggior incidenza della meningite è nel primo anno di vita, quanto prima si procede con la vaccinazione tanto maggiore è la copertura».

La meningite, ricordiamo, si trasmette attraverso la saliva emessa con la tosse, gli starnuti o anche parlando. Il periodo di incubazione è variabile a seconda del microorganismo in causa (può infatti essere virale, batterica o causata da funghi). Nel caso della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni.

La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio.

All’inizio i sintomi possono essere aspecifici: sonnolenza, mal di testa, mancanza di appetito. In genere, dopo 2-3 giorni compaiono nausea e vomito, febbre, pallore, fotosensibilità, rigidità della nuca e alle gambe.

Nei neonati può esserci un pianto continuo, irritabilità e sonnolenza al di sopra della norma, e scarso appetito. A volte si nota l’ingrossamento della testa, soprattutto nei punti non ancora saldati completamente (le fontanelle).

La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma può avere conseguenze fatali.

Il trattamento deve essere tempestivo.

Intanto in Toscana la situazione è seria: dall’inizio del 2015 sono 31 i casi in regione. “Non abbiamo mai vissuto un’epidemia di meningite di questa entità” ha detto Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello, Pisa.

Secondo molti esperti questo potrebbe essere un ceppo ipervirulento, che rispetto a una meningite C comune alza il tasso di letalità dal 10 al 40%.

La soluzione resta il vaccino. Ma in molti non vi si sottopongono. «Forse una parte della ritrosia è dovuta anche all’alone di sospetto che in modo ingiustificato si è gettato sui vaccini – ha affermato l’assessore regionale alla sanità toscana Stefania Saccardi -. Invece è importantissimo fare la profilassi. Gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità del ministero stanno studiando il ceppo toscano, che appare molto aggressivo, ma fare il vaccino è fondamentale. Per questo chiederemo a medici e Asl di tornere a sensibilizzare i cittadini».

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