LUIGI GUBITOSI CHI?

Ricordate quel bellissimo film di Totò in cui il grande attore, il giorno dopo essere andato in pensione ed aver lasciato la divisa di generale, veniva investito dal getto d’acqua della pulitrice che fino al mattino precedente al suo passaggio chiudeva i rubinetti? La scena ci ricorda tanto Luigi don Abbondio Gubitosi.
Niente più auto blu, corona di dirigenti sbavanti, cellulari sempre vibranti, inviti a cena e cerimonie, politici questuanti. Tutto finito!

Già. Ora si consola, il malcapitato, pensando che comunque ci sono i fedelissimi, quelli ai quali lui ha dato ruolo e potere: loro certamente saranno riconoscenti e saranno sempre suoi punti di riferimento.
Per cortesia, qualcuno svegli il don Abbondio che sta sognando; sgrullatelo per riportarlo alla realtà.
È vero: Tinny Andreatta dovrebbe essere riconoscente per la vita: quando mai sarebbe diventata direttore di Raifiction senza il motu proprio di Gigino Gubitosi “fulminato dalla sua mail spettacolare”?
Errore! La Andreatta sta già pensando che è Gubitosi che deve essere riconoscente verso di lei per averlo accreditato alla corte di Enrico Letta e quindi già prende le distanze. Certo le forme saranno salve. Ma suggeriamo al don Abbondio di non farsi illusioni sulla riconoscenza eterna della Direttora: sull’argomento chiedere lumi al predecessore Agostino Saccà.
Quanto a Valerio Fiorespino, è vero: Gubitosi lo ha salvato malgrado avesse dichiarato il falso all’Auditing interno per tutelare Chiara Galvagni nel marasma delle sue bugie e dei suoi affari di famiglia.
Gubitosi avrebbe potuto degradarlo o addirittura cacciarlo, ma non l’ha fatto e, quindi, lui pensa che il Fiorespino sarà sempre un suo uomo in Rai.
Ma de che? Valerio Fiorespino, secondo la migliore tradizione Rai, già va dicendo che lui ha servito Gubitosi solo perché era il dovere di un collaboratore obbedire al direttore generale; ma lui è sempre stato un tecnico e non deve alcunché a nessuno se non alla propria eccelsa professionalità. Le bugie all’Auditing per coprire la Galvagni poi per lui sono peccati veniali. Quindi niente riconoscenza: chiedere lumi sull’argomento a Lorenza Lei di cui il Fiorespino era l’ombra.
Quanto a Costanza “milleborsefirmate” Esclapon, al netto delle professioni di eterna fedeltà “perché non si sa mai”, è nella squadra Lucchini e quindi il povero Gubitosi, ancorché servito con dedizione estrema e con ottimi risultati (per il momento e finché dura) quando era qualcuno, ora dovrà rassegnarsi.
Sembra di assistere a quelle scene in cui nei campi di prigionia i carcerieri all’arrivo degli americani cercavano di mimetizzarsi e confondersi tra i prigionieri.
Insomma, malgrado dai pennivendoli amici sia stato per due anni candidato a tutto, il poverino deve rassegnarsi: è ormai un illustre nessuno e quindi la corte si dilegua.
Forse se fosse stato meno arrogante, supponente e presuntuoso e non avesse sprecato occasioni storiche per dimostrare di essere realmente un buon dirigente ed un vero moralizzatore, oggi, chissà, avrebbe avuto qualche chance in più e qualcuno dei suoi pilastrini avrebbe trovato convenienza ad essere ancora servizievole verso di lui: ma la storia non si fa con i se e con i ma e quindi che l’ombra lo avvolga.

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