Rai, l’eredità di Gubitosi

Chiara Galvagni

Ecco il manifesto etico del Don Abbondio nazionale: l’esempio che lui lascia in Rai e caratterizza il tasso di moralità e di buonafede del suo mandato.

Cercate di nascondere ogni verità sul vostro comportamento all’azienda che vi paga lo stipendio. Dite ogni bugia possibile. Sfruttate al massimo la vostra posizione per far guadagnare soldi e status a vostra figlia.

Piazzate vostro marito in un’azienda di cui per dovere d’ufficio controllate una parte del business facendogli “donare” centinaia e centinaia di migliaia di euro. Sfruttate la vostra posizione per farvi dare soldi dai lavoratori che sono soggetti al vostro potere e non restituiteli se non dopo anni di cause civili. Cercate di danneggiare un’azienda che non ha voluto pagare le tangenti a vostro marito.

Insomma, comportatevi da vera approfittatrice e dirigente inaffidabile come Chiara Galvagni ha fatto per anni e anni in Rai e sarete la dirigente ideale per don Abbondio Gubitosi: non vi toglierà da quel posto neanche con le cannonate. Vi tutelerà, vi coccolerà, vi darà una stanza più grande e prestigiosa.

Affinché vi possa tutelare al massimo, darà una posizione ancora più importante al vostro superiore diretto che vi ha aiutato a mentire all’azienda sottoscrivendo e certificando le vostre più evidenti bugie; vi garantirà protezione e farà in modo che alla società che non ha pagato le tangenti richieste da vostro marito sia interdetto qualunque lavoro in azienda come monito per tutti gli altri che volessero adottare simili sconvenienti comportamenti.

E che cavolo! Bisogna pure farlo capire a questi stupidi che pretendono di denunciare la richiesta di tangenti che c’è un limite a tutto.

Questa è l’eredità etica che lascia in azienda il peggiore direttore generale della storia della Rai: Gigino don Abbondio Gubitosi.

Sì, quel Gubitosi che negli atti della causa civile intentata contro chi ha denunciato la richiesta di tangenti (ovviamente non contro chi le tangenti le ha richieste), lamenta di essere diffamato, offeso e oltraggiato e pretende un risarcimento.

Ovviamente non in sede penale – dove il pusillanime don Abbondio sa che si trasformerebbe in un attimo da accusatore ad imputato – ma in sede civile. Gubitosi chiede al giudice di censurare chi gli fa notare quanto sia stato vergognoso il suo comportamento reiterato e convinto.

Insomma questo aspirante piccolo boiardo di Stato, in virtù di congiunzioni astrali incredibili ed irripetibili e di meriti acquisiti per i “servizi” resi in Wind, si è trovato a gestire la più importante azienda culturale italiana senza avere competenze specifiche e qualità. Non capisce, quindi, quanto sia stata dannosa per la Rai e per il Paese la sua permanenza in quel ruolo e non accetta che qualcuno glielo faccia notare e spieghi la verità a lui e all’opinione pubblica affinché simili errori non possano ripetersi.

I cittadini e la libera stampa (quella non comprata con la pubblicità dagli amici degli amici), devono impegnarsi affinché gente incompetente e infingarda come Gubitosi non sia più colpevolmente investita di responsabilità e poteri per la cui gestione non è affatto attrezzata né professionalmente né moralmente.

E vivaddio, ci sarà pure un motivo se il Presidente del Consiglio in due anni non ha mai voluto incontrare questo signore che pure rivestiva uno dei ruoli più importanti nella gestione del potere pubblico in Italia.

Siccome Renzi non è uno sprovveduto e neanche un pazzo, un motivo ci sarà.

E probabilmente questo motivo prima o poi verrà fuori e Renzi potrà dire: “avete visto? avevo ragione io, io avevo visto lungo”.

 

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