Moggi ufficialmente giornalista: ma ce n’era bisogno?

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Questa volta Marco Travaglio ha ragione da vendere: non si sentiva alcun bisogno di avere Luciano Moggi tra gli iscritti all’Ordine dei giornalisti.

Come racconta il direttore del Fatto Quotidiano, “da ieri Luciano Moggi – radiato dalla Federcalcio nel 2011 – è giornalista pubblicista, con tanto di tesserino verde dell’Ordine consegnatogli alla veneranda età di 78 anni in una breve ma toccante cerimonia nella città di Torino, dove fino al 2006 dispiegò tutto il meglio della sua etica sportiva”. È chiaro come quel riferimento di Travaglio (peraltro tifoso juventino) all’etica sportiva del Lucianone nazionale deve essere inteso come un’ovvia battuta di spirito: due condanne in appello per violenza privata (1 anno al processo Gea World, annullata per prescrizione) e per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva (2 anni e 4 mesi per Calciopoli, annullata per prescrizione) e da una in primo grado a 4 mesi per minacce. Fanno riflettere poi le motivazione della sentenza della Cassazione su Calciopoli, depositata la scorsa settimana, in cui Moggi viene descritto come “l’ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)”, colpevole e impunito, nonché “principe indiscusso” del calcio italiano “senza alcuna apparente giustificazione”.

La cerimonia che ieri a Torino ha incoronato Moggi come giornalista sarà stata anche breve, ma la love-story tra l’ex dirigente bianconero e il giornalismo italiano è tutt’altro che corta. Come non ricordare l’enorme contributo apportato da Moggi nell’informazione sportiva: “altro che pubblicista – ha sottolineato Travaglio – in certi giornali e alla Rai, contava più di un caporedattore”. Numerose, infatti, sono le intercettazioni tra l’ex dirigente juventino e vari giornalisti sportivi (Aldo Biscardi e Fabio Baldas su tutti) che hanno smascherato il sistema di potere con cui Moggi pilotava interviste, moviole televisive o sceglieva i giornalisti che dovevano seguire la formazione bianconera. Moggi non disdegnava “incursioni” negli spogliatoi degli arbitri, dove esercitava “un potere di interlocuzione aggressiva e minacciosa, frutto solo di un esercizio smodato del potere”.

Chissà, forse con il tesserino in tasca, Big Luciano potrà diventare il responsabile della comunicazione della società calcistica del Livorno o della Lucchese: l’ex dg della Juventus, infatti, era stato designato come uno dei principali consiglieri nell’organigramma del suo amico ed estimatore Stefano Bandecchi.

La sua organizzazione– hanno scritto i giudici della Cassazione – “era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio”. Anche nel giornalismo italiano: quella stessa professione che ieri lo ha accolto a braccia aperte. Se ne sentiva davvero il bisogno?

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