Disturbi alimentari: “spesso la colpa è dello smartphone”

Foto di Antonio Paolillo

Giovani, giovanissimi con il bisogno di stare connessi 24 ore al giorno, tutti i giorni, sempre. Hanno lo smartphone sempre in mano, anche a tavola. I disturbi alimentari della nuova generazione dipendono anche dalla connessione in rete.

Un gruppo di psicologi del Lazio ha osservato come l’uso degli smartphone e vari sistemi elettronici, utilizzati durante i pasti, creino disturbi alimentari nei giovani.

Guido Orsi, coordinatore del team di ricerca, spiega: “Ormai è talmente diffuso che non ci sorprende più vedere, al ristorante o quando siamo ospiti, famiglie in silenzio con genitori e figli alle distratti dal cellulare. Studi internazionali stimano che 1 adolescente su 3 ha questa abitudine e, purtroppo, la statistica è in crescita. Questi comportamenti mettono a rischio la salute dei giovani e aprono la strada ai disturbi alimentati”.

Lo psicologo spiega che i dispositivi portatili (dal cellulare alle consolle per videogiochi) inducono ad un abbassamento della consapevolezza di cosa e quanto si mangia. Spesso i giovani sono talmente immersi e dipendenti dal mondo digitale che si dimenticano di ciò che c’è nel piatto o consumano continuamente junk food, per “fare in fretta” e tornare davanti allo schermo. Da qui l’aumento dell’obesità e dei disordini alimentari.

“Nel ragazzo c’è un continua necessità di stare sempre in rete – continua Orsi – se non ci riesce, diventa nervoso e aggressivo fino a quando non trova il modo di collegarsi al web (i social network sono un danno per i giovani). Inoltre molti perdono la cognizione del tempo durante le ore passate davanti ai videogiochi e questa condizione può avere effetti sull’appetito, modificando la sensazione di fame o sete. Inoltre può subentrare, se il giovane è ad esempio alle prese con il finale di un videogioco, la fame emotiva – aggiunge che porta a consumare la prima cosa che capita. Se il fenomeno si ripete, dura a lungo e diventa un’abitudine, ecco che l’alimentazione e il benessere del ragazzo ne risentono”.

“Occorre spiegare ai giovani, come abbiamo fatto oggi, a cosa vanno incontro quando rimango attaccati ai display per ore: cala il rendimento scolastico e l’attenzione necessaria per studiare. Loro ci ascoltano e sono sempre interessati a capire”, continua l’esperto.

Sta ai genitori gestire il problema e arginare il pericolo dei disturbi alimentari, dovrebbero vietare ai ragazzi di portare gli smartphone a tavola, ma ciò non accade: “Per molti il cellulare, il tablet e la consolle sono un toccasana – osserva Orsi – perché il genitore si sente disimpegnato dal proprio ruolo, che viene delegato allo strumento hi tech, ma non capisce – conclude – che ciò fa del male al rapporto con il figlio, che si rifugia nella comunicazione virtuale sui social, con tutte le conseguenze negative che questo può comportare”.

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