A Marino piace andare a quel paese

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Ignazio Marino con il sindaco di New York Bill de Blasio

Fate sapere a Ignazio Marino che Roma non si amministra da sola. Il sindaco, infatti, pare scappare dalla città che dovrebbe amministrare appena può.

Soffre lo stress di non potersi godere neppure una tranquilla visita dal barbiere: l’ultima volta, infatti, è stato paparazzato mentre si dava una “sistemata” ai capelli (con tanto di tinta “improbabile” che ha fatto diventare simpatica persino Luxuria che lo ha paragonato a “Furia cavallo del west”).

Questa cosa ha dato vita ad un vero e proprio giallo, visto che, stando al coiffeur di fiducia, qualcuno sapeva in anticipo della visita: una falla nella sicurezza del primo cittadino che adesso si vede costretto a far venire il barbiere a casa. Son problemi.

Dunque, visto che già è costretto a vivere sotto scorta per via delle minacce ricevute (dai romani?), appena può scappa all’estero. Possibilmente in America.

Qualcuno gli dica che, almeno per decenza, dovrebbe evitare di partire alla prima occasione. Che, guarda caso, coincide quasi sempre con qualche disastro da risolvere nella Capitale: dai tombini ostruiti che fanno allagare le strade, ai cortei dei black bloc, dalle decisioni del governo sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose, al  primo incontro sul Giubileo col prefetto Franco Gabrielli, fino al funerale dei Casamonica.

Marino era sempre altrove. A spese dei romani (in tutti i sensi). Finora ha già saltato il 55,22% delle riunioni di giunta.

Così, mentre in questi giorni si presagisce un autunno caldo per via dello sciopero di Atac e Roma Tpl il 2 ottobre e per la discussione del contratto di servizio di Ama messa in agenda, lui prende il volo.

Questa volta il primo cittadino parte per Filadelfia, invitato da Michael Nutter, sindaco della città americana, per intercettare Papa Francesco durante il suo viaggio nel nuovo continente.

La prima domanda nasce spontanea: perché? Perché arrivare dall’altra parte del mondo per vedere il Papa quando con 1 euro e 50 gli bastava prendere la metro A e scendere alla fermata Ottaviano?

Le altre domande, poi, seguono a ruota: come mai Marino parte di continuo, nonostante la situazione disastrosa in cui si trova Roma? Dove finisce la rappresentanza istituzionale e inizia la vacanza privata? E, soprattutto, chi paga questi viaggi?

Da quando indossa la fascia tricolore Ignazio Marino è andato negli USA già sei volte: in vacanza ci è stato a capodanno scorso (precisamente a Boston), mentre in visita ufficiale c’è stato a dicembre 2013 e ad agosto 2014 (nell’amata New York), a settembre 2014 (a San Francisco) e a maggio 2015 (a Philadelphia).

Ma non solo: nel dicembre 2013 è partito alla volta della Turchia per un convegno medico è stato a Parigi (due incontri, a marzo 2014 e a febbraio scorso) e a Londra (ben tre volte, a dicembre 2013, agosto 2014 e giugno 2015); il 22 gennaio 2014 era stato al World economic forum di Davos, in Svizzera, a caccia di finanziatori per i tesori archeologici di Roma. Per lo stesso motivo a marzo era a Riad, in Arabia Saudita, il mese dopo a Madrid per un convegno. E altri viaggi qua e là. In tutto 15, in due anni.

E adesso il sindaco con la valigia sempre pronta è volato negli USA per seguire la visita di Papa Francesco, di ritorno da Cuba.

Con chi gli ha chiesto se fosse proprio il caso di partire, Ignazio si è giustificato dicendo che il viaggio servirà a trovare (potenziali) donatori di fondi per i monumenti di Roma «che cercherò di far innamorare del nostro patrimonio storico». E rassicura che «questo viaggio non costa un euro ai romani, essendo ospite della Città di Filadelfia» Biglietto compreso? Insomma, Marino non può proprio dire di no: «Per me è un viaggio faticoso e con poche ore di riposo, ma sarebbe sbagliato rifiutare questo compito che la città merita».

La città meriterebbe anche un sindaco più attento ai suoi bisogni immediati. O no?

 

 

 

 

 

 

 

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Un Commento

  1. Ballmario said:

    Da Rebecchini in poi di sindaci ne abbiamo avuti di tutte caratteristiche, ma mai un cretino come questo. Se è vero (beato cho ci crede) che sia esperto di trapianti, si metta in lista per trovare un cervello da auto trapiantarsi.

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