Partite truccate: ecco i 5 metodi degli arbitri messicani

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Il calcioscommesse è ovunque, in ogni paese del mondo si trova sempre il modo di truccare le partite. Per soldi, d’altronde, si fa tutto, anche rovinare lo sport più bello del mondo. Lo abbiamo vissuto più volte sulla nostra pelle, in Italia, con i numerosi processi e scandali a squadre e calciatori per aver manipolato le gare. Ma lo stesso accade all’estero.

Nei paesi dell’Europa dell’Est succede ogni stagione, almeno in 15-20 occasioni l’anno (soprattutto tra le serie minori). Ma anche in Messico non scherzano e a truccare le gare ci pensano direttamente gli arbitri. L’ex fischietto Erim Ramírez (accusato di corruzione) è infatti uscito allo scoperto, denunciando l’esistenza di un sistema per controllare le partite di calcio della Liga messicana. Le sue dichiarazioni, naturalmente, hanno fatto scoppiare uno scandalo di stato. Molti team sarebbero ogni volta, puntualmente, favoriti e altri danneggiati. “Se l’arbitro si comporta ‘bene’, alla fine riceve una bella mazzetta. Ci sono anche molte persone che scommettono tanti soldi”,  questa la sintesi delle sue parole.  “A poco a poco i tifosi si renderanno conto che questa non è altro che una soap-opera, che tutto è già stato scritto a tavolino.

Ramirez ha fornito i 5 metodi necessari per far sì che una partita venga indirizzata da una parte o dall’altra.

  • Favorire in ogni singola giocata, dai falli alle rimesse laterali, una sola squadra.
  • Prima di entrare in campo, la terna si mette d’accordo per tenere d’occhio uno/due giocatori in particolare.
  • L’arbitro ammonisce tanti giocatori di una squadra nei primi minuti di gioco.
  • Se l’arbitro sbaglia contro una big, la Commissione arbitrale gli fa saltare 3/4 partite; se sbaglia contro una piccola non viene sanzionato.
  • L’arbitro permette il dialogo solo a una squadra, mentre quando i giocatori dell’altra chiedono di parlare vengono ammoniti.

“La bomba è scoppiata”, scrive il sito “Eurosport”. Ora vedremo se qualcuno ne pagherà le conseguenze. Di sicuro quella di truccare le gare non è una “tradizione” soltanto italiana.

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