Il pomodoro cinese marcio che crediamo “Made in Italy”

Frame del video inchiesta delle Iene

Il concentrato di pomodoro importato dalla Cina. Trattato con pesticidi vietati in Europa. Scaduto e con i vermi. Che finisce sulle tavole degli italiani targato, appunto, “made in Italy”.

E’ l’ultima inchiesta delle Iene, andata in onda domenica sera. Nadia Toffa è riuscita a parlare con un rappresentante della fabbrica cinese che vende il concentrato alle aziende italiane. Nel servizio sostanzialmente il commerciante cinese spiega alla Toffa che ci sono varie qualità di concentrato e che quella che solitamente comprano le aziende tricolore è denominato “blanck ink” ossia “inchiostro nero” perché è scaduto da almeno un paio d’anni, per questo è trattato con pesticidi velenosissimi e vietati dall’Unione Europea e la maggior parte delle volte contiene al suo interno verme e larve.

Questo concentrato (che in pratica è pomodoro privato dell’acqua, più facile, leggero ed economico da trasportare) arriva in Italia, dove alcuni produttori delle nostre aziende “tagliano” i pomodori coltivati qui da noi assieme al concentrato importato dalla Cina, un po’ come succede con le partite di droga. E finisce sulle nostre tavole con l’etichetta “Made in Italy” perché la legge dice che basta che il prodotto sia lavorato in Italia per averla. E non è obbligatorio indicare la provenienza dei singoli ingredienti del prodotto.

Il responsabile del settore Ortofrutta della Coldiretti spiega che i prodotti più a rischio sono i sughi, i prodotti per la pizza, salse e prodotti surgelati. Per quanto riguarda pomodori a pezzettoni e  pelati questi dovrebbero essere garantiti, anche se potrebbero comunque essere allungati con il liquido ricavato dal prodotto cinese. In pratica non si può avere nessuna certezza. Anche perché, non avendo prove tangibili di quanto dichiarato dal responsabile cinese, Le Iene non hanno reso noto il nome delle aziende italiane che comprerebbero il concentrato avariato.

In ogni caso l’inchiesta ha avuto (non si sa perché) poco riscontro sulla stampa nazionale, solo il Fatto Quotidiano ha dato spazio alla notizia spiegando quanto questo meccanismo sia dannoso per i consumatori.  In rete invece sono impazzate polemiche varie sulla localizzazione delle presunte aziende truffaldine (in Campania) e lamentele per la censura del nome delle fabbriche. Giustamente la gente vuole sapere cosa non comprare, d’altro canto le Iene non possono infamare un’azienda solo perché un truffatore cinese dice che comprano concentrato scaduto senza fornire prove.

Nel frattempo l’unica cosa che si può fare è firmare la petizione per proteggere e garantire l’autentico “Made in Italy”.

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