Da Roma a Milano, passando per Bari: i nostri tifosi meritano di essere ascoltati

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Non solo Genny a’ Carogna (anche se le sue colpe sono state davvero poche). Non solo violenza, striscioni infamanti (come quello che ha inneggiato alla tragedia di Superga) e sparatorie. Non solo dirigenti di società condannati con sentenze passate in giudicato che continuano a rimanere seduti sulle loro poltrone. Non solo calcio scommesse.

Il calcio italiano può ancora trovare la forza ed il coraggio per sorridere. Non è tutto da buttare e il tifoso, quello vero, passionale, genuino e sanguigno esiste ancora. E rappresenta la forza e la parte più sana di questo sport.

Tifosi laziali Da dove cominciamo? Dall’episodio più recente. Dallo spettacolo offerto lunedì 12 maggio dai tifosi della Lazio, nel giorno della festa “Di padre in figlio” per il quarantennale dello scudetto conquistato da Maestrelli, Chinaglia & Co. Si, proprio loro, i tifosi della Lazio. Quegli stessi sostenitori fatti troppo spesso passare per razzisti e violenti. Accusati dal proprio presidente, Claudio Lotito, di essere “una sparuta minoranza” a contestarlo. La realtà non era questa evidentemente. Lo si è visto. Sessantacinque mila cuori biancocelesti hanno riempito le tribune dello Stadio Olimpico. Una giornata di festa, dove in cielo hanno sventolato bandiere e sciarpe. Dove i tifosi, tutti, hanno dato vita ad uno spettacolo senza precedenti. Dove si sono rivisti Sergio Cragnotti, Alessandro Nesta, Roberto Mancini e tanti altri personaggi che hanno fatto la storia del club capitolino. E dove, “casualmente”, Lotito non era presente. Quando gioca la Lazio in casa (campionato o coppa che sia) lo stadio è tristemente e desolatamente vuoto. Questa volta no. Questa volta, al triangolare, nel quale hanno preso parte la Lazio dello scudetto del ’74, quella dei meno 9 di Eugenio Fascetti e i campioni del 2000, i supporters biancocelesti sono tornati in massa allo stadio. Un vero peccato (anche un grave errore) che molte televisioni (Sky in testa) e giornali abbiano sminuito un evento del genere. Ne hanno parlato perfino in Spagna, a Madrid, dove si sono chiesti il perché a Roma ci sia lo stadio vuoto quando gioca la Lazio e poi per un evento, in cui l’aspetto agonistico conta poco o niente, si presentano 65.000.

“El aficionado de la Lazio está. No ha muerto. Está solo en espera de alguien que pueda salvarlo.”, recita un pezzo di un articolo relativo a “Di Padre in Figlio”. Che tradotto, è semplice, significa “i tifosi della Lazio ci sono. Non sono morti. Sono in attesa di qualcuno che possa salvarli.

Tifosi baresi La stessa “battaglia” la stanno portando avanti a Bari, ma qui il paradosso, rispetto a Roma, è forse ancora più grande. I tifosi sono da anni in aperta contestazione con la gestione Matarrese. Una contestazione che, come nel caso dei laziali, ha portato alla stadio vuoto. Adesso però, le cose stanno cambiando. La famiglia Matarrese ha alzato bandiera bianca; sommersa dai debiti ha ammesso di non poter più continuare a gestire il club biancorosso. Ecco che, d’un tratto, è riesplosa la passione, proprio nel momento più delicato. L’amore per quei colori, evidentemente, non era mai tramontato in città. I tifosi si sentivano “soltanto” esausti e indignati dall’assenteismo del presidente, così come i laziali con Lotito, dai conti in rosso e dalla totale incomunicabilità tra società e supporters. Anche qui come i laziali con Lotito. Per non parlare degli scandali del calcioscommesse che hanno travolto la squadra e mortificato i suoi sostenitori. Una volta conclusa la dinastia Matarrese, il sentimento per la maglia biancorossa è (ri) esploso e lo stadio “San Nicola” – progettato da Renzo Piano – ha polverizzato il record di spettatori in Serie B. Ora che i tifosi sono tornati a sostenere una squadra, che ha ripreso a volare in classifica, manca un ultimo tassello, il più importante: una proprietà. Gli appelli accorati a “Comprare la Bari “non mancano di certo. Così come non mancano a Roma quelli per il “Libera la Lazio” rivolti a Lotito. Ecco perché questo tipo di passione, sincera e pacifica, da parte della tifoseria, andrebbe protetta ed ascoltata. Intanto è arrivata l’offerta
da parte dell’ex arbitro Gianluca Paparesta: 4,8 milioni di euro. Sarà quella decisiva per Bari?

Tifosi interisti A proposito di passione, come non commuoversi durante l’ingresso in campo di Javier Zanetti contro la Lazio, nella sua ultima partita dinnanzi ai suoi beniamini? Quelli che per 19 anni lo hanno visto con la casacca nerazzurra addosso. Il bagno di folla per il suo addio al calcio (giocato) è stata una manifestazione d’amore incondizionato per il numero 4 interista.  Un evento per cui rivendicare, a distanza d’anni, la nostalgica frase “Io c’ero”.

Di Javier Zanetti e della sua statura morale è stato scritto tanto. Una delle ultime bandiere rimaste nel calcio, opportunista e mercenario. I tifosi dell’Inter per questo motivo hanno saputo dargli il giusto omaggio.

Questi citati sono solamente tre degli ultimi eventi che ancora fanno credere che il calcio italiano possa rialzarsi. E di quanto sia importanti la presenza dei supporter dentro gli stadi. È evidente come ci sia tanto amore per questo sport. Soprattutto da parte dei tifosi. Basterebbe, ogni tanto, ascoltarli.

 

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