Lulic è tornato: chi lo fischia non è laziale

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A volte ritornano. Dopo essere stati, ingiustamente, criticati, arriva la prestazione che per forza di cose porta alle scuse da parte del pubblico. Soprattutto se ti chiami Senad Lulic e hai riscritto la storia della Lazio, segnando uno dei gol più importanti per il club biancoceleste.

Non ha segnato ieri il bosniaco, non ha nemmeno fatto giocate eccelse (i piedi non sono quelli da doppi passi, da tunnel o da stop eleganti) o assist vincenti, ma ha dimostrato attaccamento a questi colori come non mai, lottando su ogni pallone, correndo e stringendo i denti. Anche da infortunato, stremato dai crampi, quando si è reso conto che i cambi fosseo finiti, ha deciso di continuare a soffrire. E’ rimasto in campo e alla fine ha avuto ragione lui. Gli applausi a fine gara se li è strameritati per una prestazione stoica, da laziale.

E pensare che l’ingratitudine di qualche tifoso aveva portato a fischiare Lulic, quando la forma fisica non era delle migliori, quando gli errori stavano diventando un po’ troppi, quando rendeva poco da esterno e la gente già iniziava a storcere il naso.

Poi però è bastato vedere il Lulic di ieri (e ricordarsi il Lulic del 26 maggio) per rendersi conto che quei fischi, in realtà, non li ha mai meritati, che tutti possono sbagliare, ma che il bosniaco sarà sempre in credito con tutti i tifosi biancocelesti. E allora, si potrebbe azzardare un “chi fischia Lulic non è laziale”, perché in fondo è così, perché Senad va comunque sostenuto, giustificato e osannato. Come il 26 maggio del 2013 quando ha messo in ginocchio la Roma e come ieri, quando è rimasto in campo a lottare. I fischi per lui non saranno mai giustificati…

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