Fondazione An, la bruciante sconfitta di Fini e Alemanno

Fondazione An Meloni

Avevano millantato 293 sottoscrittori già raggiunti dalla loro mozione. A scrutinio ultimato ne hanno avuti 71 di meno. E hanno perso.

Ignazio La Russa, nel suo appassionato intervento prima del voto, aveva rivolto un ultimo appello all’unità, anche in extremis. “Ma sia chiaro – aveva concluso – se poi l’esito delle urne ci darà ragione, questa volta non faremo prigionieri”.

Con questa premessa, al di là delle dichiarazioni di facciata in cui tutti esprimono soddisfazione per i risultati (e si attende con ansia il commento del “convitato di pietra” Gianfranco Fini) la galassia della destra si rimette in marcia in cerca di un’unità sempre più complicata e difficile. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia uscita vincitrice dall’assemblea della Fondazione di An, soprattutto grazie all’intelligente e infaticabile opera di mediazione di Ignazio La Russa, ne è perfettamente consapevole. Sa benissimo che il suo partito deve necessariamente rinforzarsi sul territorio e allargare quella base che per il momento è forte soprattutto nella Capitale e in poche altre zone del Paese.

Occorrerà probabilmente anche “fare qualche prigioniero”, smentendo La Russa, ma certamente l’attenzione andrà rivolta ai veri “quarantenni” e non solo, lasciando da parte gli Alemanno e gli ex fedelissimi di Fini. I quadri regionali validi non mancano, come hanno dimostrato i risultati elettorali delle Marche e dell’Umbria, ben superiori alla media nazionale di Fdi.

Sarà poi molto importante il ruolo che verrà attribuito (e difeso) a Marcello Veneziani e al suo Comitato Scientifico insediato nella Fondazione di An, perché Veneziani (al contrario del troppo polemico a tutti i costi Pietrangelo Buttafuoco) è riconosciuto da tutta la base della Destra italiana, come l’intellettuale di riferimento, capace di elaborare un vero progetto culturale in grado di trasformarsi anche in tesi politiche.

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