Greta e Vanessa: le bugie di Gentiloni costano 11 milioni

Le parole di Gentiloni, a gennaio, non a caso erano state poco chiare e assai enigmatiche: “Sono solo illazioni quelle sul riscatto pagato per liberare Greta e Vanessa”. E invece, come si è saputo oggi, sono stati sborsati 11 milioni.

Le bugie, come sempre, hanno le gambe corte: quelle del ministro degli Esteri sono millimetriche. Incalzato dall’opposizione guidata dalla Lega, l’esponente del Governo lo scorso gennaio ha riferito al Parlamento che quelle sul pagamento del riscatto per la liberazione delle due cooperanti erano solo voci infondate, messe in giro addirittura dai gruppi terroristi. Ora invece, secondo le fonti giudiziarie di Aleppo, il «tribunale islamico» del Movimento Nureddin Zenki, una delle milizie già indicata come coinvolta nel sequestro, per il rapimento ha condannato Hussam Atrash, descritto come uno dei signori della guerra locali, capo del gruppo Ansar al Islam, che si è intascato quasi metà della somma.

In realtà Gentiloni non si espresse in maniera affatto chiara: una sorta di arrampicata sugli specchi era stata messa in atto, pur di svicolare ed evitare di rispondere.  La cosa non passò del tutto inosservata soprattutto a Maria Edera Spadoni, del Movimento 5 Stelle, che subito dopo affermò: «Sono sconvolta dalla inutilità della presenza del ministro Gentiloni in Aula. La domanda è: avete pagato o no? E lei non ci ha dato nessuna informazione al riguardo, il che è sconvolgente». Anche Gianluca Pini, della Lega, non si lasciò affabulare: «Ci aspettavamo che il ministro Gentiloni ci dicesse che non è stato pagato alcun riscatto per la liberazione di Greta e Vanessa. Non ce lo ha detto ma la questione è dirimente per il futuro».

A cosa è servita quella cifra? E’ difficile dirlo. Quante armi ha fatto acquistare ai ribelli del fronte anti-Assad? Quante vittime ha contribuito ad uccidere la somma sborsata dallo Stato italiano? Ancora più difficile ipotizzarlo.

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