Rai: Quel testimone e le sue fatture

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E’ il 5 luglio 2013, ore 14,45. Uno stretto collaboratore di Piero Di Lorenzo, l’imprenditore che ha denunciato i tentativi di “taglieggiamento” subiti in Rai, lo chiama al telefono. Si chiama J.B. ed è molto agitato. “Ti devo vedere subito…con un’altra persona” gli dice. L’appuntamento è fissato per le 18  presso la sede della LDM, in via Crescenzio 9. Insieme a B., si presenta M.D. ,un noto manager in campo editoriale con il quale è in corso una trattativa per la nascita di una nuova società. “Non se ne fa più niente…meglio che le nostre strade si separino” spiega imbarazzatissimo a Di Lorenzo. Tira e molla per qualche minuto, poi finalmente sputa il rospo. Da mesi non gli vengono pagate le fatture previste dal suo contratto di fornitura. All’ennesimo sollecito, racconta di essere stato convocato in Rai, quella stessa mattina, dal direttore generale Luigi Gubitosi. Nel suo ufficio, c’erano anche la Responsabile delle Relazioni Esterne, Costanza Esclapon e il direttore degli Affari Legali, Salvatore Lo Giudice. “Perché è stato sentito dal pubblico ministero che si occupa del ‘caso Di Lorenzo’, cosa sa di questa storia delle tangenti?” gli chiedono. “Guardate che ci deve essere un equivoco, mi hanno interrogato su dei retroscena che non riguardano questa faccenda”.

“Ah, meno male, allora scusi per il disturbo”. “Sì, ma le mie fatture…”. “Non si preoccupi, grazie mille e arrivederci”. Fine dell’interrogatorio-bis.

M.D. rimane scosso, salta su un taxi e chiama B. per avvisarlo di cos’è successo e annunciargli che l’accordo con la LDM non è più opportuno. Quella convocazione e il tono della conversazione, gli hanno fatto capire che sta trattando con un interlocutori “scomodi”, con i quali è meglio non avere nulla a che fare.

E se ne convince ancora di più appena terminata la telefonata. Perché sul suo cellulare arriva un simpatico sms del responsabile amministrativo della Rai: “Caro D. …tutto a posto: le sue fatture arretrate sono state messe in pagamento”.

A Piero Di Lorenzo non resta altro da fare che presentare un altro esposto. Ma forse neppure questo basterà per fare luce sulla vicenda delle richieste di tangenti e sui mancati interventi conseguenti da parte di Gubitosi e degli altri vertici di viale Mazzini. Ogni altro commento sarebbe superfluo.

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