Roma: Marino, l’ultimo giapponese, resta aggrappato alla poltrona di sindaco

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Abbandonato da tutti (il suo partito, gli assessori e i consiglieri del Pd), Ignazio Marino resta incredibilmente aggrappato alla sua poltrona.

Come l’ultimo dei giapponesi, il sindaco di Roma, tenta una disperata autodifesa destinata però a travolgerlo in tempi rapidissimi. Perché il Pd ha già deciso di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del primo cittadino, che forse potrebbe discutersi già domani o comunque a brevissima scadenza.

La giornata era cominciata con l’ennesima gaffe del sindaco, dopo la scoperta di altre note spese “truccate”. Giustificate come impegni istituzionali, in realtà colazioni pranzi e cene strettamente privati con amici e familiari. “Regalerò 20 mila euro ai romani” aveva annunciato il primo cittadino non rendendosi bene conto che la corsa era arrivata al capolinea. Così, quando alle 14 la giunta si è finalmente riunita, il clima era quello del tutti a casa. Tutti, tranne lui. A quel punto al vicesindaco Marco Causi, all’assessore ai Trasporti, Stefano Esposito e a quello del Turismo Luigina Di Liegro non è rimasto altro da fare che far trapelare la notizia delle rispettive dimissioni, mettendo automaticamente in crisi l’esecutivo del Campidoglio. Ma nemmeno queste dimissioni hanno convinto a mollare.

Alle 16, scaduto l’ultimatum che gli era stato notificato dal Commissario del Pd per Roma e presidente del partito, Matteo Orfini, nella sede del Nazareno si è passati alla formulazione della mozione di sfiducia concordata con lo stesso premier-segretario del Pd, Matteo Renzi.

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