La Procura indaga sullo stadio della Roma: invasione di campo?

stadio

“Se mi approvate il progetto, i fondi li trovo domani”. Chi lo conosce, ripete sempre, che “James è uno che pensa in grande”. Uno che “i progetti non li pensa, li sogna”. Sarà perché viene dall’America; sarà perché arriva da Boston, la città di Harvard, dove “il lavoro non ti insegnano a cercarlo ma a crearlo”; sarà semplicemente perché, un americano che sbarca in Italia, porta sempre con sè qualche sogno, nascosto dentro la valigia.

Il sogno di James Pallotta, da quando è diventato il presidente della Roma, è sempre rimasto quello, di passare alla storia del club giallorosso, come il primo presidente che è riuscito, a fare quello che tutti, prima di lui, avrebbero voluto fare: regalare ai tifosi giallorossi una casa tutta per loro. Uno stadio tutto della Roma. “Il nuovo Colosseo”.

Se prima di Pallotta, questa storia dello stadio, l’avessero raccontata così, al primo romano che s’incontra per la strada, la risposta probabilmente sarebbe stata: “Aò ma ch’è n’sogno?”. Già un sogno. Perché al momento questo rimane, per i romanisti e anche per il presidente della Roma. Chissà se anche James Pallotta, questo progetto di costruire lo stadio, se lo sia veramente sognato la notte. Bisognerebbe porgliela questa domanda, a “James”: ma come ti è venuta in mente? Questa idea, che Patty Bravo, probabilmente, chiamerebbe “pazza idea”: di venire qui, in Italia, nel paese dei santi, dei poeti, dei navigatori, ma anche e soprattutto dei burocrati, dei magistrati, delle associazioni ambientaliste, e pensare di riuscire a costruire uno stadio, senza incappare in quelle, che sono le proverbiali rogne, che toccano, a chi pensa di “fare business” qui da noi. Gli economisti le definirebbero un “costo”; la “sora” Lella, buonanima, le chiamerebbe semplicemente “rotture de cojoni”. E Dio solo lo sa, quante di queste “rotture” siano toccate a James Pallotta e a chi insieme a lui, un bel giorno di dicembre del 2012, decise di imbarcarsi in questo progetto, annunciandolo al mondo.

Un progetto che oggi, a distanza di tre anni, più che a un sogno, rischia di somigliare a una nuova edizione di Mission Impossible. Il film che non a caso è un’altra creatura americana. Solo che al posto di “Tom” (Cruise) in questo caso c’è “James” (Pallotta). Un altro americano a Roma, il più famoso dopo quello di Alberto Sordi. Perché proprio come nel film di Tom Cruise, questa storia dello stadio della Roma, sta diventando una missione impossibile. Uno di quei gialli a puntate che ogni volta si arricchisce di un fatto nuovo. E quando sembrava finalmente, che la storia per James e compagni, stesse imboccando la strada giusta, che avrebbe portato al “gran finale”, verso una rapida accelerazione dei passaggi, dal Comune alla Regione, per il necessario avallo della Conferenza dei Servizi, eccola qui, l’ennesima rottura. L’ultimo intoppo. La notizia che ha fatto il giro dei blog.

“La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sullo stadio della Roma”. Apriti cielo. Eccola la notizia con la enne maiuscola, quella che tutti quelli che sanno, come vanno le cose in Italia, probabilmente, stavano aspettando. Si, proprio così, la Procura di Roma avrebbe aperto un’inchiesta. C’è da giurare che qualcuno romano e romanista, saputa la notizia abbia esclamato: “E te pareva”. Già, ti pareva che non interveniva la Procura. D’altronde anche per lo stadio della Juve, “lo Stadium”, la storia è finita così. In Procura appunto.  Adesso, dunque un’altra inchiesta, titolare della quale, è il pm Dovinola. Un magistrato che sembra guardare allo stadio con gli stessi occhi con i quali, la Boccassini, guarda di solito Silvio Berlusconi. Dovinola infatti, avrebbe trascorso gli ultimi due anni della sua vita professionale, ad indagare sullo stadio della Roma, i suoi annessi e i suoi connessi. Prima, aprendo un’inchiesta per bancarotta fraudolenta, setacciando i conti della Sais, la società dichiarata fallita, che avrebbe venduto al costruttore Parnasi, i terreni sopra i quali dovrà sorgere lo stadio. E la tesi del pm è che questi terreni siano stati venduti dalla Sais a prezzi troppo “ribassati” e “con lo scopo distrarre fondi dal patrimonio” e sfuggire ai creditori.

E che cosa avrebbe scoperto Dovinola? Al momento sembrerebbe il nulla, visto che dopo un anno e rotti di indagini al setaccio, non sarebbe stato trovato lo straccio di un reato, né al momento arrestato persone. Su quella storia del “prezzo vile” con cui Papalia avrebbe venduto a Parnasi, fu proprio l’ex proprietario della Sais nel giugno del 2014 a dire che “il contratto ( di vendita a Parnasi ndr) offre risorse alla Sais almeno doppie rispetto alle richieste dei creditori”. Come a ribadire la congruità del prezzo di vendita, che come cifra supererebbe Adesso, Dovinola ci riprova, con quest’altra indagine. Aperta in seguito all’esposto presentato da un drappello di associazioni ambientaliste e di quartiere, che sin dall’inizio si sono mostrate contrarie al progetto. Tra queste, una in particolare: il comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento.

Un collettivo di “duri e puri” che hanno scelto la strada dell’ “esposto alla Procura” come strumento di lotta evidentemente politica. Non vogliono lo stadio, e per farlo, visto che non possiedono i numeri nelle sedi opportune, cioè in assemblea comunale, si rivolgono alla magistratura. Per difendere Tor di Valle dalla “speculazione edilizia” e da “quel palazzinaro di Parnasi”. Per questo, dicono, che si sono rivolti ai magistrati.

Ma perchè, quale sarebbe il reato commesso? Dove sarebbe la notitia criminis? Infatti un’indagine generalmente si apre, quando c’è, la notitia criminis.  E qui a quanto pare, non c’è. O forse ancora non è stata trovata. Comunque sia, la vera notizia nella notizia, sarebbe allora che la magistratura della Procura di Roma ha aperto un’indagine ma senza reati né indagati. Niente e nessuno. Un’inchiesta che allo stato attuale dei fatti, sembrerebbe un’inchiesta contro ignoti. Tipo quelle che si aprono nei casi di furto di uno stereo, quando in mano degli investigatori, nella maggior parte dei casi, ci sono veramente pochi elementi. Con la differenza che almeno in quel caso, il reato c’è. Qui, dove sta? Per trovarlo bisognerà cercarlo bene. Perché al momento l’impressione è che anche in questo caso di elementi in mano il pm ne abbia ben pochi. Ma allora perché procedere? Secondo l’Assessore All’Urbanistica di Roma Capitale Giovanni Caudo è “un’operazione obbligata visto che la Procura, dopo gli esposti ha sempre l’obbligo di indagare”. Chissà se anche l’entourage di Pannes Un’altra operazione di disturbo, l’ennesima, avranno invece pensato all’interno dell’entourage di Mark Pannes, l’amministratore delegato della società “Stadio della Roma”, che si sta occupando formalmente di portare avanti il progetto. Ma perché i magistrati ce l’avrebbero tanto con lo stadio della Roma?

Dove il Comune approva, la Procura indaga. A tutto campo

A quanto pare, in Procura, non si fiderebbero tanto di quella delibera approvata nel dicembre scorso con la quale l’assemblea capitolina, l’organo comunale che ha voce in capitolo, ha riconosciuto la “pubblica utilità” del progetto che prevede la costruzione dello Stadio della Roma nella piana di Tor di Valle. Una zona che secondo alcuni, non sarebbe quella giusta per un’operazione immobiliare del genere. Perché in effetti di questo sembra trattarsi: di una gigantesca operazione immobiliare. Si d’accordo ma a vantaggio di chi? Del pubblico o del privato?  Ed è qui, che a quanto pare, cascherebbero gli asini. Cioè quelli che a detta delle associazioni ambientaliste, di alcuni comitati di quartiere, di una parte della politica come i Cinque Stelle, non hanno capito o avrebbero fatto finta, di non capire le vere ragioni per le quali lo stadio della Roma vuole essere costruito. Secondo il versante dei “No” allo stadio a Tor di Valle, dietro la costruzione dell’impianto ( che in effetti rappresenta una piccola parte delle cubature previste) ci sarebbe infatti “una gigantesca speculazione a vantaggio solo dei privati”; tra i quali su tutti ci sarebbe “quel palazzinaro di Parnasi”, uno che sta alle associazioni ambientaliste come Berlusconi sta alla magistratura; poi “quel finanziere di Pallotta che vuole costruire lo stadio ma senza intestarlo alla Roma”.

Insomma, la domanda che in tanti sembrano porsi sarebbe allora: dove sta questo interesse pubblico? E’ per rispondere a questa domanda che sia i Cinque Stelle che i comitati della zona in difesa del territorio (come Difendiamo Tor di Valle) avrebbero presentato l’esposto alla Procura di Roma. La quale a quel punto ha dovuto procedere incaricando la Guardia di Finanza, come racconta Il Tempo, “ di acquisire ogni nota, o delibera che riguarda lo stadio della Roma”. Tra cui anche l’atto di delibera approvato dal Consiglio comunale il 22 dicembre scorso. Quello che avrebbe riconosciuto la “pubblica utilità”. Ma non soltanto, alla Finanza è stato chiesto di acquisire anche i documenti che riguardano la vendita dei terreni a Tor di Valle da parte della famiglia Papalia e lo studio di fattibilità del progetto redatto da Euronova, (la società di Parnasi) riguardante lo stadio, le infrastrutture ( come gli svincoli sull’autostrada Roma-Fiumicino e la diramazione della Metro B), e le altre opere da costruire ( le ormai famose “torri” di Lebeskind). Ma il punto saliente delle indagini riguarda il cosiddetto “nodo cubature”. Sulle quali, come riporta sempre Il Tempo ( che allo stadio della Roma ha dedicato una vera e propria inchiesta) avrebbero chiesto lumi i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle i quali, nel giugno scorso, con un’interrogazione urgente all’Assessore Caudo e al sindaco Marino, chiedevano  se fosse vera o meno la notizia, che con la delibera del 22 dicembre veniva riconosciuta “una cubatura di 300 mila metri cubi calcolata non sulla destinazione effettiva dell’area verde privato attrezzato ma su quella del parco a tema” che consisterebbe ai proprietari del terreno di ricavare “100 mila metri cubi in più del dovuto”. Quelli di Globalist avrebbero fatto i calcoli, dai quali emerge che la superficie complessiva dell’intera operazione sarebbe di 1.085.520 mq dalla quale, escludendo le opere infrastrutturali (strade, ponti eccetera), si otterrebbe una superficie utile lorda massima di 354 mila mq. Nella quale lo stadio occuperebbe una superficie di “soli” 5 mila mq e gli uffici invece 247 mila mq. Una superficie questa (dei 247 mila mq) che sarebbe destinata ad “edilizia non residenziale” e che costituirebbe un passaggio essenziale, dal punto di vista tecnico-giuridico-finanziario dell’intero progetto. Il quale però, a quanto pare, non sarebbe potuto essere interamente sostenuto, dal punto di vista finanziario, dalla società che costruisce (e che è proprietaria al 50% dei terreni dell’area) cioè l’Eurnova di Parnasi. La quale, aveva una disponibilità di soli 50 milioni di euro su 270 necessari per le “opere di urbanizzazione” ( strade, parcheggi, area verde attrezzata). E visto che la “legge sugli stadi” impone l’equilibrio economico-finanziario, stando cosi le cose, a Parnasi mancavano circa 220 milioni. E dove li andrebbe a prendere il costruttore romano i denari mancanti? Li andrebbe a prendere dal valore finale che otterrebbe dalla rivalutazione dei terreni destinati ad “edilizia non residenziale”, che Parnasi avrebbe comprato ad una cifra (77 euro al mq) per rivendere ad un’altra (800 euro al mq).

Terreni questi, destinati a scopi non residenziali che Parnasi ha ottenuto grazie alla delibera del 22 dicembre. Una “furbata”, una svolta, una botta di fortuna? Chiamiamola come vogliamo, ma fino a questo momento, non si può scrivere che il tutto, non si sarebbe svolto nell’ambito della legalità. Come andrà a finire ancora non è chiaro, ma la partita tra politica (comunale o regionale) e Procura  sullo stadio della Roma resta aperta. E con la Conferenza dei servizi della Regione che deve ancora pronunciarsi, il risultato finale non è affatto scontato.

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