Sì al vaccino: mamme e Ministero contro la disinformazione

Stanno tornando le epidemie del secolo scorso. Malattie che i medici stavano quasi per cancellare dai manuali di patologia per quanto fossero “vecchie”, sono tornate a minacciare la salute, soprattutto dei bambini. Ed è per questo che è iniziata una vera e propria battaglia a favore della vaccinazione obbligatoria sostenuta dal Ministero e soprattutto dalle mamme italiane.

Nel 1999 l’obbligo di presentare il certificato di vaccinazione (o l’autocertificazione da parte dei genitori) per iscrivere un alunno a scuola venne abolito. I ministeri di Pubblica istruzione e Sanità ritennero che il diritto allo studio fosse prevalente. L’iniziativa di inviare alla Asl l’elenco dei bambini ammessi era, ed è tuttora, facoltà del singolo preside. Ma adesso le Regioni stanno per esaminare il piano nazionale vaccini del prossimo triennio e sembrano orientate a reintrodurre l’obbligo di presentare la certificazione. Prioritaria è la tutela della salute pubblica, ancora più che il diritto allo studio.

Oggi si può andare a scuola anche senza portare attestati, ma la profilassi in età pediatrica resta per legge l’impegno per ogni cittadino. Ma allarmanti sono i dati dell’Istituto Superiore di Sanità: la copertura vaccinale è sotto la soglia di sicurezza. Le quattro vaccinazioni storicamente obbligatorie sono sotto il 95%: antipolio, tetano, difterite ed epatite B, assieme alle cosiddette raccomandate: pertosse e Haemophilus (batterio che causa infezioni molto gravi).

Ancora peggio è per morbillo, parotite e rosolia, precipitate all’86%. In pratica ogni anno 5 mila bambini non vengono protetti da virus ancora spavaldamente circolanti, soprattutto a causa delle migrazioni. E in più, oltre 10 mila bimbi non ricevono le punture di richiamo con tempi e scadenze esatte.

«Tutti i bambini sono in pericolo, viene meno l’effetto gregge. – spiega Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, e professore di igiene all’università Cattolica –  L’intera collettività infantile, a causa di amichetti privi di difese da malattie infettive prevenibili, è esposta al contagio, c’è il rischio di epidemie». Sono sempre più frequenti nuovi focolai di rosolia e morbillo che ogni tanto si accendono, provocando anche morti e fanno capire che non è un allarme infondato.

Questo perché oggi ogni informazione che riguarda la salute viene verificata sul Web, dove i gruppi antivaccinazioni, sebbene in netta minoranza, sono molto attivi. La contrarietà alle punture può nascere anche nell’ambulatorio di qualche pediatra: «Il mio medico è sfavorevole, le sconsiglia». E il passaparola agisce da detonatore sui più condizionabili.

“Le persone più influenzabili, e quindi più esposte al rischio di ricevere informazioni devianti, sono di livello culturale medio basso, e hanno accesso al Web senza avere gli strumenti per distinguere le scienze dalle pseudo scienze. Senza sottovalutare ambienti anche culturalmente elevati, ma orientati verso concezioni radicali, “naturaliste” ma distorte” spiega la sociologa Ketty Vaccaro, direttrice Welfare della Fondazione Censis. “Siamo molto preoccupati per le campagne di disinformazione, i vaccini restano il fondamento della prevenzione», rilancia il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Nel frattempo due mamme di Bologna hanno lanciato la campagna #iovaccino. In due settimane hanno raccolto 15 mila firme per il ripristino dell’obbligatorietà di certificazione nella scuola. E sui social si moltiplicano le foto di famiglie con la scritta «io vaccino, no alla disinformazione».

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