Stefano Brunetti: un’altra vittima dello Stato?

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Oggi è il giorno dell’Appello per il processo riguardante la morte di Stefano Brunetti, deceduto in ospedale 24 ore dopo il suo arresto con una milza perforata. Un caso che ricorda molto da vicino quello di Stefano Cucchi, ma anche di Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini, Giuseppe Uva e tanti altri ancora.

Era l’8 settembre del 20008 e Brunetti, nato ad Anzio, 43 anni ed una vita vissuta sempre ai limiti tra alcool e solitudine, viene arrestato con l’accusa di “tentato furto in un magazzino di un negozio di biancheria”. Morirà il giorno dopo a causa di un’emorragia. Perché? Com’è possibile? E’ stato semplicemente arrestato, perché è deceduto? La famiglia non si da pace, eppure la sentenza di primo grado assolve tutti i poliziotti che lo hanno fermato: Salvatore Lupoli e Alessio Sparacini che, per l’accusa, lo pestarono a sangue (e a morte) dopo averlo ammanettato.

Ma la milza perforata dell’uomo, quasi esplosa secondo l’autopsia, non poteva passare inosservata e la procura generale adesso, in Appello, chiede 10 anni. Ed ancora, Brunetti aveva tumefazioni sulle braccia e sul torace, due costole rotte e testimoni (tra detenuti e medici) che hanno sentito la vittime incolpare i poliziotti di quel terribile pestaggio. Senza senso, immotivato.

Se in primo grado sono stati trascurati, inspiegabilmente, tutti gli elementi, (“Brunetti soffriva semplicemente di cirrosi epatica e la milza era gonfia e vulnerabile e si è procurato quei lividi da solo”), adesso la situazione potrebbe cambiare. Troppe le contraddizioni per pensare che Brunetti sia morto per cause naturali. “Solo gettandosi a corpo morto con una rincorsa laterale e un braccio alzato contro il muro si sarebbe potuto procurare quelle lesioni”. Poi ci sarebbero testimonianze false da parte di alcuni agenti a rendere il quadro ancora più oscuro.

Stefano Brunetti potrebbe essere un’altra vittima dello Stato.

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