La Saguto, i Borsellino e l’uso inutile ma teatrale delle intercettazioni

Il giudice Silvana Saguto

Per carità, le frasi del giudice Silvana Saguto che, dopo aver commemorato nel luglio scorso la morte di Paolo Borsellino, al telefono ha definito il figlio del magistrato ucciso “squilibrato” e la figlia “cretina”, sono di uno squallore unico. Imperdonabili. Ma comunque ininfluenti ai fini dell’inchiesta nella quale è coinvolta.

Eppure la telefonata è stata intercettata e, puntuale come una cambiale, la trascrizione è finita sui giornali che l’hanno utilizzata per fomentare l’indignazione del popolino. Che, ripetiamo, è più che lecita se si pensa che a proferire quelle ignobili frasi è stato un giudice dell’antimafia che amava interpretare in pubblico il ruolo della paladina della legalità mentre, in privato, gestiva il patrimonio sequestrato ai boss come un “affare di famiglia”, attraverso favori e raccomandazioni ad hoc.

Proprio per questo, la Saguto ora è indagata per corruzione, induzione e abuso d’ufficio. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti: insieme a lei, sono finiti nei guai il marito Lorenzo Camma, il padre, uno dei figli, un amministratore giudiziario, Gaetano Cappellano Seminara, e il docente Carmelo Provenzano.

Una brutta storia. Ma le intercettazioni fatte dai finanzieri del nucleo della Polizia tributaria di Palermo delle telefonate del giudice Saguto non hanno alcuna valenza giuridica. Non costituiscono reato, se non contro il buongusto.

Eppure i giornali amano buttare benzina sul fuoco, ancor prima che sia stata fatta chiarezza dai giudici (quelli veri).

La Saguto, infatti, continua a respingere ogni accusa e ha già chiesto ai magistrati di Caltanissetta di essere interrogata “al più presto per dimostrare la mia estraneità ai fatti contestati“. Peccato che, qualunque sarà l’esito delle indagini, la sua carriera ormai è stata sputtanata per sempre.

 

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