Morte Brunetti: tutti assolti i poliziotti, ma restano molte ombre

brunetti

“Com’è misera la vita negli abusi di potere”. Franco Battiato, nella sua canzone “Bandiera bianca”, ha avuto spesso ragione nelle storie della giustizia italiana. E molto probabilmente, anche nella tragica storia di Stefano Brunetti, è stato commesso un abuso.

“Tutti assolti i quattro poliziotti (due dei quali accusati di percosse n.d.r.), perché il fatto non sussiste”. È stata questa la sentenza della Corte di Appello di Roma, pronunciata ieri.

A far cadere le contestazioni sono stati i giudici della I corte d’Assise, presieduta da Mario Lucio D’Andria con Giancarlo De Cataldo, che hanno confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Salvatore Lupoli, Alessio Sparacino, Daniele Bruno e Massimo Cocuzza

Nel 2008 Stefano Brunetti, 43 anni, era stato arrestato per tentato furto. Trasportato dal commissariato di Anzio al carcere di Velletri, quella stessa notte, morì. Per i poliziotti fu solo “autolesionismo”, per la Procura di Velletri, a provocare la morte, furono le percosse subite. La vittima venne trovata con la milza spappolata, tumefazioni sulle braccia e sul torace, due costole rotte. “Solo gettandosi a corpo morto con una rincorsa laterale e un braccio alzato contro il muro si sarebbe potuto procurare quelle lesioni”, le parole del legale della vittima.
La sorella di Brunetti, Carmela, non riesce a darsi pace. “E’ una vergogna, non credo più nella giustizia. Durante il processo in Corte di Assise abbiamo fornito prove tecnico-scientifiche inconfutabili, strano che non ne abbiano tenuto conto e che abbiano creduto alla palese e falsa testimonianza dei poliziotti chiamati a testimoniare in favore dei loro colleghi”.

Una storia davvero triste quella di Stefano Brunetti con moltissimi punti oscuri che non verranno mai chiariti e una certezza: la sua famiglia non avrà mai giustizia.

Articoli correlati

*

Top