ANAS, insieme alla “Dama Nera” rispunta la Tecnis Spa (e Barilà)

Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice

Nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in carcere la dirigente ANAS Antonella Accroglianò, detta la “Dama Nera”, saltano agli occhi altri nomi interessanti: Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice.

Domenico Costanzo (detto Mimmo) è cofondatore di Tecnis Spa, colosso imprenditoriale catanese che si è aggiudicato diversi appalti per quasi 800 milioni di euro l’anno: dalla metropolitana catanese ai lavori dell’anello ferroviario e del collettore fognario di Palermo, passando per il porto di Catania, quello di Ragusa e l’interporto di Catania.

Nel solo capoluogo siciliano i cantieri, al momento, valgono oltre 170 milioni di euro e nei prossimi giorni saranno oggetto di controlli (sempre prostumi, mi raccomando) per verificarne i requisiti.

«In ogni caso – ha precisato il sindaco Orlando – chiederò di incontrare con urgenza il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, e i vertici delle Ferrovie, al fine di discutere insieme e valutare eventuali iniziative che possano evitare conseguenze gravissime, non solo per il trasporto pubblico ma per tutta la mobilità urbana interessata da importanti cantieri gestiti dalla società Tecnis».

Il nome della Tecnis era saltato fuori anche nel caso del viadotto siciliano crollato a gennaio: quello consegnato con tre mesi di anticipo senza aver eseguito il collaudo. A realizzare i lavori, infatti, era stata la Bolognetta Scpa, raggruppamento di imprese tra cui la CMC di Ravenna, la CCC e, appunto la Tecnis. 

Mimmo Costanzo è amministratore della Cogip Infrastrutture Spa, proprietaria al 50% della Tecnis con l’altro socio, l’ingegnere Concetto Bosco Lo Giudice (anche lui ai domiciliari).

Secondo la ricostruzione degli investigatori, a fare da intermediario tra i due imprenditori catanesi e la “Dama Nera”, Antonella Acroglianò, era l’ex sottosegretario Meduri (ora in quota PD) che avrebbero ritardato il pagamento di una tangente. La mazzetta fa riferimento all’appalto da 145 milioni per la realizzazione della Variante di Morbegno, in Lombardia, vinto dai due imprenditori catanesi.

Stando agli inquirenti, i due, attraverso Meduri, avrebbero chiesto all’ANAS (e dunque alla Accroglianò) l’autorizzazione alla cessione di un ramo d’azienda. In realtà, si trattava di una una vera e propria cessione del contratto d’appalto, normativamente illecita. Per queste pratiche gli investigatori hanno documentato almeno sei passaggi di denaro, dal dicembre 2014 all’agosto 2015, per un totale di almeno 150 mila euro.

Ironia della sorte Costanzo – vicino a Ivan Lo Bello, e tra i favoriti nel rinnovo dei vertici di Confindustria Catania – era noto per aver siglato protocolli di legalità in ogni appalto e per aver denunciato un tentativo di estorsione della ‘ndrangheta. «Il rispetto delle regole e l’onestà sono i valori fondamentali per la mia azienda» disse. E meno male.

Una piccola chicca: il componente tecnico della commissione di gara della variante di Morbegno era l’architetto Giuseppe Barilà (amico della “Dama Nera” Antonella Accrogliano e del monoglotta Adiletta). Ma guarda che coincidenza!

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5 Commenti

  1. Cesare said:

    È una vergogna leggere queste cose io sto lottando per rientrare nel posto di lavoro che mi è stato tolto dopo aver subito minacce nel 2007 e promesse derubato da questi dirigenti che dovevano difendere il lavoro onesto

  2. Gianfranco said:

    Ma sicuramente i problema dev’essere analizzato nei rapporti tra le parti sociali e i Dirigenti di Partito. Le imprese sono solo uno strumento di attuazione, come in urbanistica… Tutto qua!

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