Roma, Tribunale dei minori approva adozione gay

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Una bimba potrà avere due mamme: altro che ddl su Unioni civili e Stepchild adoption, la decisione è stata presa dal Tribunale dei minori di Roma.

Il Parlamento, dunque, è stato scavalcato da un provvedimento che permette di affiancare al cognome della figlia biologica di una donna, anche quello della sua compagna. La bambina che si ritroverà con due madri e alla quale viene negato il diritto naturale di avere un padre, è nata attraverso il seme di un donatore con il procedimento della fecondazione assistita compiuta all’estero pochi anni fa.

Quella approvata dal Tribunale dei minori di Roma è la seconda adozione che vede accolte le richieste di una coppia omosessuale: la prima, infatti, risale all’agosto dello scorso anno, quando due donne lesbiche sposate in Spagna e iscritte nel registro delle unioni civili di Roma, videro approvata la loro richiesta sempre dal Tribunale dei minorenni di Roma.

La sentenza approvata in questi giorni, però, è stata impugnata dal procuratore capo De Angelis dal momento che il nostro ordinamento non prevede la Stepchild adoption, ovvero l’adozione di un bambino da parte del compagno del genitore biologico. In questi mesi, infatti, il Governo ha trovato numerosi ostacoli nel processo per l’approvazione sul decreto riguardante le Unioni civili.

Lo stesso ministro Maria Elena Boschi, ha ammesso che “le unioni civili non fanno parte del programma governo, non c’e’ una posizione di maggioranza ma la legge va fatta, cercando accordo ampio in Parlamento: sulla stepchild adoption ci sono opinioni diverse e trasversali, per questo il Pd probabilmente lascerà libertà di coscienza su questo tema”.

E così dove ancora non ha legiferato il Parlamento, ha sentenziato il Tribunale dei minori di Roma, per la seconda volta.

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2 Commenti

  1. Lesbica lo dici a tua mamma said:

    Ma questo ciribiricoccola che firma un articolo del genere da dove è uscito fuori? Neanche mookhey, che è stato adottato da una scimmia, elabora pensieri così beceri. Ma puó mai un giornalista (ed è da provare che lo sia) esprimersi con parole come lesbiche? Ma poi, che modo è di chiudere un articolo? Se non si è d’accordo con una scelta del genere in primis si abbia il coraggio di dirlo, poi si abbia la decenza di farlo con i giusti termini ma, sopratutto, se lo tenga per se o al massimo lo scriva sul proprio blog e non all’interno di un articolo scritto con il pretesto di riportare una notizia ma con l’obiettivo di dire la sua!

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