La Coop sei DVX, ovvero l’ipocrisia Pd sui gadget fascisti

Coop fascismo Mussolini

Cortocircuito nella schizofrenica sinistra italiana: il colosso commerciale a marchio Coop vende i gadget su Mussolini, mentre il Pd chiede di metterli fuorilegge.

La carenza di argomenti soprattutto in politica provoca spesso dei testacoda anche piuttosto simpatici: “Rafforzate assolutamente la Legge Scelba!” è il grido di allarme di tre Don Chisciotte del Pd, Tiziano Arlotti, Marco Di Maio ed Enzo Lattuca, che chiedono un assurdo inasprimento delle pene per chi commercializza i gadget su Mussolini e il Fascismo. Peccato che in uno dei negozi simbolo dello strapotere commerciale di sinistra, come la Coop di Sant’Ilario in provincia di Reggio Emilia, quei gadget siano stati messi sugli scaffali.

“Il fenomeno della vendita di oggetti riportanti simbologie o immagini del disciolto regime fascista ha raggiunto proporzioni e livelli ormai inaccettabili” hanno dichiarato i paladini di leggi severe e repressive che richiamano le dittature distopiche di George Orwell. E così mentre i tre deputati del Partito Democratico che hanno presentato una proposta di legge per rendere illegale la produzione e la vendita di oggetti e souvenir fascisti c’è chi a sinistra quei prodotti odiosi e disprezzati li vende. Non solo: c’è il sindaco – di sinistra – della città natale di Mussolini che con questo fenomeno ci convive ormai da anni. Si chiama Giorgio Frassineti e offre un’analisi molto più intelligente dei suoi colleghi deputati: “Ho l’ufficio dove dormiva Mussolini da giovane, – ha dichiarato il sindaco di Predappio – tutti gli anni vedo migliaia di persone in pellegrinaggio: cosa dobbiamo fare? Chiudere Predappio? Il fascismo è finito in una enorme tragedia collettiva, ma possibile che non ci chiediamo cosa sia successo nell’arco di quei vent’anni?”.

Niente da fare, i tre deputati del Pd sembra accecati dal successo di certi gadget e souvenir che ricordano il ventennio: “Vi sono esercizi commerciali cresciuti numericamente nel corso del tempo – prosegue la loro denuncia – spesso dotati di regolare licenza commerciale, nei quali vengono quotidianamente e impunemente venduti accendini, magliette, bottiglie di vino e altri innumerevoli oggetti che si richiamano attraverso immagini e simbologie al disciolto partito fascista. Il volume di affari che ruota intorno a tali prodotti ha raggiunto proporzioni sempre più consistenti”.

Chiaro ed inequivocabile il riferimento alla catena rossa: la Coop sei DVX, chi può darti di più?

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