Marina militare: quegli ufficiali col vizio delle mazzette

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Ancora tangenti nella Marina militare: dopo gli arresti avvenuti a marzo dell’anno scorso e quelli di gennaio, altri due ufficiali sono finiti in carcere oggi.

L’accusa è di concussione e rientra nell’ambito dell’inchiesta della procura di Taranto sulle tangenti per gli appalti gestiti proprio dalla Marina militare. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Pompeo Carriere si afferma che dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori emerge che il capitano di fregata Giovanni Caso, 48enne di Taranto, attualmente in servizio all’Ufficio centrale del Bilancio e degli Affari Internazionali del ministero della Difesa, ma all’epoca in servizio al quarto reparto Maricommi Taranto, «ha continuato a pretendere e ottenere il versamento di tangenti anche successivamente all’arresto in flagranza del collega La Gioia, evidentemente per nulla impressionato da tale evento che ha avuto notevole risonanza locale e anche mediatica».

Gli arresti effettuati prima nel marzo 2014 e poi lo scorso gennaio (leggi qui), dunque, non sono serviti a nulla. Il sistema di mazzette e tangenti ha proseguito ad oliare certi meccanismi illegali all’interno della Marina militare. L’altro ufficiale arrestato oggi è il capitano di corvetta Alessandro Dore, ora in servizio al Comando Scuole della Marina Militare ad Ancona. Sono in tutto dieci gli indagati per concorso in concussione. Solo a Caso viene contestata la continuazione del reato fino al 12 giugno 2014, quindi tre mesi dopo l’arresto di La Gioia.

A gennaio vennero eseguiti i fermi dai Carabinieri del Comando Provinciale della città pugliese, che hanno riguardato Ufficiali, Sottufficiali e personale civile, ritenuti responsabili del reato di concussione nell’ambito di appalti in favore dell’ente. Lo scorso marzo ci fu l’episodio che scoperchiò il resto dello scandalo: il capitano di fregata Roberto La Gioia, venne arrestato dai carabinieri n servizio nella base navale di Chiapparo, a Taranto. La Gioia fu bloccato nel suo ufficio della base della Marina militare di Taranto dopo che un imprenditore aveva raccontato ai carabinieri di essere stato costretto a girare 150.000 euro all’ufficiale per garantirsi il regolare pagamento delle fatture emesse dalla sua impresa, titolare dell’appalto per il ritiro e il trattamento delle acque di sentina dalle navi ormeggiate a Taranto e Brindisi dove la Marina militare ha un altro presidio.

A quanto pare, però, gli arresti non hanno convinto gli altri ufficiali coinvolti a smettere di incassare mazzette.

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