L’eredità di Expo 2015, una cittadella per i profughi?

Ventisette palazzine prefabbricate e una sala mensa per 600 persone: il campo base, che in questi mesi ha ospitato operai e tecnici fuorisede operativi all’Expo, potrebbe essere destinato ai migranti.

Questa, almeno, è l’idea di Francesco Paolo Tronca, ex prefetto di Milano (ora ereditato da Roma in veste di commissario) che ha pensato di far fronte in questo modo all’emergenza migranti.

Tra gli ultimi atti prima di lasciare Milano alla volta della Capitale, Tronca ha infatti chiesto alla società di gestione dell’Expo di mettere a disposizione il Campo Base (a qualche centinaio di metri dai cancelli) per ospitare i profughi.

Questa eventualità è stata messa all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione, presieduto dal commissario unico Giuseppe Sala, ormai sempre più lanciato nella sua prossima avventura: quella di candidato sindaco di Milano, tra le fila del Pd.

Il Campo Base è stato in questi mesi un punto di appoggio per tutti gli operatori connessi all’Expo: posto tecnicamente sul territorio di Rho, al confine con il capoluogo lombardo, è una sorta di cittadella attrezzata persino con un’infermeria e una sala ricreazione. Il tutto a  500 metri da supermarket, tabaccheria, farmacia, anche una banca e un ufficio postale.

Un luogo strategico, dunque. E il suo utilizzo post-evento dovrebbe essere scelto con intelligenza e sagacia. E allora perché non farlo diventare un centro per profughi? E chi se ne frega delle ventimila famiglie in attesa di un alloggio popolare nella sola Milano.

Le priorità per il Pd sono sempre altre.

 

 

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